nonviolenza

L'infanzia in guerra.

Il figlio di Dio non ha bisogno di leggere l’ultimo rapporto dell’Unicef. Gesù sa.
Ogni anno cinquanta milioni di bambini poveri come Cristo, bambini «senza identità», si aggiungono all’incalcolabile esercito infantile ignorato dall’anagrafe.
3 gennaio 2006 - Igor Man
Fonte: La Stampa - 23 dicembre 2005

La grotta è quella di sempre, il Bambino vestito soltanto della sua innocenza sorride dalla mangiatoia, l’asino e il bue son diventati vecchi ma il loro dovere lo fanno. Dolcemente esangue è il volto della Madre vergine, Giuseppe è assorto nel suo stupore. Anche quest’anno sono arrivati a Betlemme i pastori guidati dalla Stella. La luce degli astri profuma d’acetilene ma questa non è una fiera di paese e infatti i tre Magi (il quarto arriverà alla fine della storia) porgono doni regali a un Bambino che giace sulla paglia e crescerà senza giocattoli.

La nascita di Gesù non ha più segreti ma conserva misteri. All’apparenza nulla è mutato però il sorriso del Bambino è solamente un sorriso di cortesia. Profeta, Gesù legge nel presente il passato che annuncia il futuro: lui sa, lui vede. E s’addolora. Il Bambino vede un esercito a noi invisibile; il figlio di Dio non ha bisogno di leggere l’ultimo rapporto dell’Unicef. Gesù sa.

Ogni anno cinquanta milioni di bambini poveri come Cristo, bambini «senza identità», si aggiungono all’incalcolabile esercito infantile ignorato dall’anagrafe. Anche quest’ultima leva di invisibili fanciulli crescerà male. Presto il loro cuore si farà vecchio, anch’essi, come Gesù, non avranno giocattoli, subiranno una privata via crucis: diventando mercenari o criminali. Uccideranno per non essere uccisi ovvero venduti nell’immenso mercato multinazionale dei trapianti.

Il rapporto dell’Unicef è agghiacciante ma non avrebbe sorpreso Giovanni Paolo II che paventava «la distruzione della fanciullezza», come ebbe a dirmi quando volle dedicare un po’ del suo tempo al vecchio cronista. La disperazione dei beurs, la gang di ragazzini diretta da un impubere rumeno (9 anni), «sgominata» a Roma, non sono soltanto un sintomo del malessere universale ma la faccia visibile d’un mondo crudele. Il successore di Giovanni Paolo «Santo subito», parla con preoccupazione del nostro tempo boreale. «Le violenze interne - dice il Papa tedesco - rappresentano un ’’messaggio’’, soprattutto da parte dei giovani» che invocano «una risposta all’altezza di queste tensioni drammatiche della società». La nascita del Bambino ch’è già nato ci dice tuttavia che la beata speranza misteriosamente resiste.

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