La paura di sedersi a tavola

La dura accusa lanciata sulle pagine del Frankfurter Allgemeine Zeitung di martedì 8 maggio è un attacco alle nostre certezze. La pasta è la nostra sicurezza, è l’alimento simbolo della cucina italiana ma anche dell’alimentazione mediterranea vegetariana.
10 maggio 2001 - EP - redazione

Attaccare la pasta, è come attaccare tutta la cultura italiana e la nostra ristorazione, oggi più che mai apprezzata in tutto il mondo. Una mossa che può far comodo a quanti tendono uniformare l’alimentazione a un enorme fast food.

Dopo mucca pazza, i polli alla diossina, la soia transgenica, i pesci e i molluschi inquinati, ora è il momento di cereali, frutta e verdura… arricchiti di muffe, pesticidi e radiazioni nucleari.

Tutto è possibile. Se da una parte in questo nostro mondo sta crescendo la consapevolezza di quello che ci circonda, dall’altra il profitto è sempre più fonte di attrazione ed è alquanto difficile distinguere se l’informazione che ci arriva sia reale o distorta da interessi economici.

Sarà un caso, ma l’articolo in questione appare proprio nel momento in cui si sta prendendo in esame la riforma delle regole comunitarie per il grano duro.

Inoltre creare una forte apprensione nel consumatore su tutto ciò che il mercato alimentare propone, generare paure e confusione potrebbe risultare “comodo” a quanti fino a oggi hanno puntato sulla quantità prodotta e non sulla qualità.

Sparare a zero su tutta la produzione agricola, dire che il grano potrebbe essere già da decenni inquinato anzi, peggio, radioattivo, potrebbe essere un argomento valido e sostenuto da chi sulla manipolazione genetica ha puntato tutto.

Non è difficile comprendere quale possa essere oggi la posizione di Monsanto, sotto inchiesta in Italia per aver contaminato con soia transgenica la filiera delle sementi. Anche questa azione può essere letta come il tentativo di far apparire oramai “inevitabile” la presenza di sementi transgeniche su tutti i mercati mondiali. Di arrivare a un punto di non ritorno. Di far arrendere anche gli oppositori a questa metodica di fronte allo stato di fatto. Di portare a una omologazione mondiale delle scelte alimentari.

Dunque, cosa c’è di meglio che dimostrare che qualunque alimento non è immune da rischi, contaminazione, incognite. Forse questa campagna di delegittimazione dell’agricoltura italiana, tra le poche rimaste tutto sommato non intensive, e in grado di produrre alimenti di qualità, si basa sul desiderio di convincerci che nessuna coltivazione è immune da rischi per il consumatore. In fondo se non è ogm è radioattivo, o è carico di pesticidi, o è a rischio di contaminazione batterica o di muffe. Insomma: se non è zuppa è pan bagnato.

Il messaggio potrebbe essere chiaro: smettete di preoccuparvi e limitatevi ad acquistare, fidandovi ad occhi chiusi. Ma noi desideriamo continuare a tenere gli occhi aperti e ci arroghiamo il diritto di poter scegliere.

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