sperimentazione e vivisezione

I Ratti e lo spinello. Intervista a Rat 445

Negli ultimi anni sono state pubblicate su diverse riviste, cosiddette scientifiche, alcune ricerche condotte su animali e finalizzate a dimostrare che i cannabinoidi provocherebbero dipendenza fisica. Ho quindi pensato di andare ad intervistare uno dei ratti che hanno partecipato ad uno di questi studi.
18 febbraio 2008 - Stefano Cagno

Rat 445 L'impresa non è stata semplice, ma dopo avere ottenuto l'autorizzazione da parte del responsabile del laboratorio, di buon mattino mi sono recato presso l'Istituto per le Ricerche Neuroscientifiche, dove ho potuto incontrare 445, questo, infatti, è il nome del ratto che mi hanno concesso di intervistare.
L'edificio è moderno, grandi vetrate esterne smerigliate e lunghi corridoi interni bianchi e asettici, illuminati da una luce al neon piuttosto fastidiosa. Un tecnico di laboratorio in camice bianco mi accoglie e mi accompagna fino al seminterrato dove si trova 445. Davanti a una pesante porta di metallo ci fermiamo e il mio accompagnatore toglie dalla tasca un enorme mazzo di chiavi e, finalmente, possiamo entrare.
A questo punto, mi trovo davanti un lungo stanzone, totalmente privo di finestre, sulle cui pareti corrono tre file ininterrotte di gabbie, nella maggior parte delle quali si trova un roditore, molti ratti, ma anche alcuni topi. In fondo due porte laterali, mi è detto conducono ad altre due stanze dove normalmente sono condotti gli esperimenti. Nonostante la mia richiesta, mi è negato di potervi entrare, adducendo come giustificazione che ho il permesso soltanto di transitare per lo stabulario, così si chiama la stanza dove sono alloggiati gli animali nell'attesa di essere sottoposti all'esperimento. In fondo, di fronte, c'è una terza porta che conduce in una piccola stanzetta nella quale sono fatto entrare e invitato ad aspettare. Due sedie, un tavolo e un paio di poster ingialliti di congressi sono tutto l'arredo del locale.
Dopo pochi minuti torna il mio accompagnatore con una gabbia nella quale c'è 445. È un grosso ratto maschio, nero, di un anno d'età, coda lunga e occhi ancora abbastanza vispi, gira continuamente in maniera circolare e un po' stereotipata nella gabbia. Chiedo che sia fatto uscire durante l'intervista, ma il tecnico dice che è impossibile, poiché l'animale ha questa possibilità soltanto quando deve partecipare all'esperimento e il protocollo lo richiede. Così incomincio l'intervista.

Quali sono state le sue impressione sull'assunzione di hashish e marijuana?
Sicuramente molto più piacevoli rispetto a quelle provate il mese scorso quando mi hanno fatto assumere un antidepressivo per valutare la dose tossica. Quella volta me la sono vista brutta. Mi è venuta la febbre, ho vomitato sangue e mi sono venute le convulsioni, ma per fortuna sono sopravvissuto. Pensi che secondo i ricercatori questo antidepressivo sarebbe ottimo sugli umani. Se darà gli stessi effetti collaterali che ho patito io, poveri voi!
Con i cannabinoidi invece non ho sofferto in alcuna maniera: fossero tutte così le ricerche!
Non ho però capito un cosa. Perché voi umani fate uso di queste sostanze? Se fossi libero, come lei, non penso che sentirei il bisogno di fumare gli spinelli. Invece sono prigioniero in questo laboratorio, dentro a questa piccola gabbia. Grosse e brusche mani che mi prendono, mi girano, mi spostano. E io non riesco mai a capire quando mi succederà qualcosa di brutto. Si, questa ricerca è stata sicuramente la più piacevole a cui ho partecipato! Farei la firma perché anche la prossima possa essere così.

Anche gli altri ratti che hanno partecipato alla sperimentazione la pensano come lei?
Si, anche loro sono rimasti soddisfatti dell'esperienza. Qualcuno però mi ha detto che preferisce l'erba cipollina. Molto più buona! Purtroppo però non potranno confermarglielo perché sono tutti morti. Hanno infatti partecipato a uno studio su una sostanza innocua per voi umani, ma che è risultata mortale per noi ratti. Sa, il nostro è un gran brutto lavoro: mai una volta che abbiamo qualche tipo di certezza o di sicurezza. Non può nemmeno sapere quanti amici sono morti, oppure a quali sofferenze, a volte, andiamo incontro.

Durante la sperimentazione cosa è cambiato nella sua vita?
Sostanzialmente nulla. Continuavo a vivere nella mia piccola gabbia e uscivo solo quando i ricercatori avevano bisogno di me: come il solito!
Ogni tanto sentivo dire cose strane sulle sostanze che mi davano. Dicevano che interferiscono con le prestazioni sul lavoro! Ma cosa vuole dire questa parola? Noi ratti non sappiamo cosa sia lavorare. Un'altra volta un ricercatore ha detto che la marijuana modificherebbe i rapporti interpersonali. Almeno fosse! Vorrei tanto poter stare nella gabbia con altri ratti, soprattutto femmine. E invece sono sempre solo, mai una zampa d'aiuto. Solo qualche parola di conforto dagli amici delle gabbie vicine. Ma la cosa più ridicola che ho sentite è stata questa: secondo i ricercatori, dipendenza da una sostanza vorrebbe dire avere difficoltà a sospenderne l'assunzione o la tendenza ad aumentare le dosi nel tempo. Ma se sono stati proprio loro a decidere di darci la marijuana e sempre loro a togliercela, come hanno fatto a capire che darebbe dipendenza?

Confesso di non essere in grado di darle una risposta, perché nemmeno io ho capito quest'aspetto. La ringrazio comunque per la sua disponibilità.
Prego. Adesso potrei fare anch'io una domanda?

Certamente, chieda pure.
Ma perché voi umani che siete molto più intelligenti di noi animali continuate a usarci per le vostre ricerche? Non avete ancora capito che non funzioniamo alla stessa maniera? E poi, essendo tanti gli umani che usano marijuana e hashish, perché non conducete studi su loro? È possibile che non abbiate ancora capito se i cannabinoidi danno dipendenza nei vostri simili? Il nostro sacrificio e la nostra sofferenza mi sembrano veramente inutili!

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