Vita “stellare” di una donna tranquilla

Hack: sono stata fortunata, in famiglia e nel mio lavoro. La scienziata racconta la sua vita, dall’infanzia “fascista” fino a oggi.
14 novembre 2004 - Alain Elkann intervista Margherita Hack
Fonte: La Stampa
Margherita Hack

L’ultimo libro dell’astronoma Margherita Hack “Qualcosa di inaspettato” e’ uscito in questi giorni da Laterza.

E’ la sua biografia?
In un certo senso: è un racconto che scaturisce da un incontro con gli studenti che mi chiedevano del mio lavoro, della mia vita; da quei colloqui è venuta l’idea di un libro che mi è stato sollecitato da Mauro Scanu, giornalista scientifico.
Cosa dice di se stessa, professoressa?
Parlo della mia famiglia, molto liberale e aperta, molto avanti per la sua epoca. Ho avuto un’infanzia felice, ma responsabilizzata.
In che senso?
Ero autonoma e cosciente del bene e del male, del rispetto della giustizia e del prossimo, ma soprattutto della libertà.
E’ stata una bambina fascista?
Si, sono nata nel ’22 e a scuola si faceva il tifo come per le squadre di calcio: fui fascista fino al ’38 quando furono promulgate le leggi razziali. Ho visto l’enorme ingiustizia di compagni e professori ebrei cacciati da scuola da un giorno all’altro. Mi ha ferito moltissimo e mi ha fatto capire cos’era una dittatura. Molto prima di conoscere gli orrori dello sterminio. L’ingiustizia è insopportabile.
Lei era una sportiva?
Si. Mi è sempre piaciuto molto lo sport, soprattutto pallacanestro e atletica. Ho vinto due campionati nazionali universitari e sono arrivata terza in due campionati assoluti. Faccio molti chilometri in bicicletta, nuoto e gioco ancora a pallavolo.
Anche suo marito?
Si, ma siamo dei dilettanti.
Il suo libro si può definire anche la storia di un matrimonio?
In un certo senso si, io e Aldo ci siamo conosciuti a Firenze ai giardini pubblici, avevo undici anni e lui tredici. Poi ci si è persi di vista perché il suo babbo fu trasferito ad Ancona e poi a Palermo. Da grandi ci siamo ritrovati all’Università, non si faceva che litigare su politica e religione; poi abbiamo finito per capirci e da sessant’anni siamo insieme.
Quali erano le divergenze?
Lui veniva da una famiglia cattolica, io da babbo protestante e mamma cattolica che diventarono teosofi; io diventai atea a vent’anni. Aldo è agnostico. Io non credo in nulla. Credo che l’anima sia il cervello. Non credo nell’aldilà: le nostre molecole serviranno a costruire qualche cosa d’altro.
La morte le fa paura?
No, quando sarò morta non ci sarò più e non me ne frega nulla. Io vivo bene, faccio il lavoro che mi piace e l’aldilà mi sembra un’invenzione perché la gente non vuole morire.
Come giudica i conflitti religiosi di oggi?
Margherita Hack Sono una cosa orrenda. Le guerre di religione sono guerre di potere e di petrolio. Bisognerebbe essere molto più liberali e più rispettosi di quello che gli altri pensano e non volere imporre pregiudizi e modo di pensare. In passato era anche peggio: non c’è più l’inquisizione, le crociate. Una volta gli omosessuali li mettevano in galera, oggi pretendono giustamente gli stessi diritti: quindi qualche passetto s’è fatto. Anche la scienza ha fatto progressi straordinari e accelerati. Una volta c’erano due scoperte per secolo, oggi ce n’è una la settimana. Penso ai progressi enormi della fisica nel XX secolo e a quello che ci permette la biofisica nel Ventunesimo: capire come funziona il Dna, come guarire malattie inguaribili, le ricerche sulle cellule staminali……
Non sono competente. Ma si prevede che oltre a guarire l’Alzheimer, il Parkinson e la sclerosi multipla si potranno ricostruire e sostituire organi malati. Scoperte ai limiti della fantascienza.
E l’astronomia, il suo campo?
E’ un campo molto stimolante, la cosmologia ci permette di costruire l’aspetto dell’universo quando iniziò l’espansione dello spazio. L’universo era neonato, possiamo ricostruire la materia e le successive evoluzioni, come si sono formate le stelle, le galassie e tutti gli elementi necessari alla costruzione degli esseri viventi. Si scoprono inoltre continuamente pianeti extra solari. Non sappiamo se sono adatti o meno a ospitare la vita, ma sappiamo che i sistemi planetari sono comuni nell’universo.
Lei ha una grande passione per gli animali?
Per tutti gli esseri viventi, e gli animali in particolare. Con cani e gatti ho più confidenza perché li posso tenere vicini. Vorrei però potermi capire meglio con i mammiferi e gli uccelli. Ho quattro gatti e un cane, in fondo sono come i bambini, sono tutti diversi di carattere l’uno dall’altro e danno molto affetto.
Non sempre gli animali vengono trattati bene.
E’ questione di educazione, ed è tragico come sono considerati gli animali da carne, allevati in modo così contrario alla loro natura. Sono considerati macchine da carne, è una cosa allucinante, infernale vedere milioni di animali mandati a morire ogni giorno.
Come vive a Trieste, la sua città adottiva?
Manco da cinquant’anni da Firenze e vivo qui da quarant’anni. Trieste è bella, civile. Ora, con l’ingresso della Slovenia, è al centro dell’Europa. Mi auguro che questo attenui i risentimenti e le amarezze di popoli che hanno avuto una storia dura di guerre e odi senza senso. L’UE è una grande fortuna per questi popoli.
Come conclude il suo libro?
Con un grande amore per la libertà, per la giustizia e il rispetto del prossimo.
I suoi valori politici?
Sono di sinistra, ma nel senso che la politica deve dare a tutti un’opportunità di partenza uguale per esplicare le loro potenzialità.
E’ una donna tranquilla, serena?
Si, sono stata molto fortunata in famiglia, con il mio compagno e nel mio lavoro.
Non avete avuto figli.
No, non si volevano, non si aveva la vocazione di fare i genitori.

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