Il vegetarismo puo' essere l’alimentazione del futuro?

La scelta di non consumare carne e' una scelta prima di tutto etica, fatta nel rispetto degli animali che popolano con noi questa terra, dell’ambiente che ci circonda e delle popolazioni meno fortunate.
15 gennaio 2002 - EP - redazione

Non e' facile prevedere come sara' la nostra alimentazione nel prossimo futuro e non e' certamente possibile dare una risposta univoca a questa domanda. Troppe sono le variabili che influenzeranno le nostre scelte alimentari. Possiamo pero' riflettere sulla correttezza delle scelte gia' compiute.
Dobbiamo innanzitutto considerare quanti saranno gli umani che dovranno alimentarsi. Cinque, sei, dieci o quindici miliardi? È facilmente intuibile che questo numerino potra' cambiare in modo radicale le scelte che dovranno essere prese. Sappiamo che la scelta vegetariana consente di ottimizzare la resa della produzione agricola, indirizzando le colture non piu' alla produzione di foraggio per gli animali, ma finalizzandola esclusivamente all’alimentazione umana. Questa scelta consentirebbe di sfamare dignitosamente l’intera popolazione del nostro pianeta. Sfamare, perche' per una percentuale sempre crescente di umani questo sara' il problema: riuscire a sopravvivere.

Ma che cosa potremo mangiare?
Potremmo continuare ad alimentarci con gli stessi vegetali usati dai nostri progenitori o dovremo obbligatoriamente utilizzare nuove piante create ad hoc nei laboratori di bioingegneria di qualche multinazionale?
Al di la' dei problemi per la salubrita' umana e delle incognite sulla salvaguardia della biodiversita' che queste nuove piante pongono (che gia' da soli dovrebbero indurci a evitarle), la scelta di introdurre copiosamente gli OGM nell’alimentazione umana (e non) solleva questioni etiche ed economiche di non secondaria importanza. Il futuro vedra' solo pochi possessori di brevetti dispensare cibo e semi per le coltivazioni? E a quale costo? E per chi non puo' pagare il costo del brevetto? Sara' in grado di trovare piante e semi da coltivare e su cui poter vivere?
Se gli sforzi e i grandi investimenti delle multinazionali del settore avranno successo, probabilmente no. Da questo dovrebbe essere intuibile che la battaglia contro i cibi biotecnologici non e' una battaglia contro lo sviluppo della scienza, ma e' una preoccupazione dettata dall’incertezza su come questo sviluppo verra' utilizzato e sopratutto da chi.

E infine: quanta importanza avra', oltre alle biotecnologie, la tecnologia alimentare?
Il continuo mutare del nostro stile di vita ci porta ad alimentarci sempre di piu' con comode buste di cibi precotti, spesso senza sapere nulla sui reali ingredienti utilizzati o sui coadiuvanti tecnologici impiegati. E per i vegetariani, ad esempio, e' importante sapere quali coadiuvanti tecnologici sono stati impiegati, se sono o non sono di origine animale.
Il diritto all’informazione del consumatore in molti casi non e' del tutto rispettato. Saremo in grado di sapere cosa stiamo mangiando? Oggi no, ma in futuro?
Una soluzione certa potrebbe essere rivolgere la nostra scelta esclusivamente verso i cibi biologici e verso prodotti di qualita' certificata. Questo dovrebbe darci maggiori garanzie su cio' che mangiamo. Un altro fattore determinante sara' la nostra disponibilita' a cucinare partendo da alimenti freschi, di stagione, provenienti da coltivazioni del territorio, riducendo sensibilmente l’utilizzo dei coadiuvanti alimentari.
Tutto sommato possiamo concludere questo nostro breve viaggio nell’incertezza della nostra alimentazione futura con un pizzico di sicurezza: questa dipendera' dal nostro portafoglio e dalla nostra disponibilita' di tempo.

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