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Perché nasconderli

Gli OGM, ovvero Organismi Geneticamente Modificati, siano essi microorganismi o piante superiori (come ad esempio soia, mais, colza), sono già nel nostro piatto.
EP - redazione

Gli OGM, ovvero Organismi Geneticamente Modificati, siano essi microorganismi o piante superiori (come ad esempio soia, mais, colza), sono già nel nostro piatto. Ciò dovrebbe essere noto a tutti i consumatori i quali, purtroppo, non solo non vengono adeguatamente informati su che cosa sono in realtà questi prodotti e quali conseguenze possono provocare alla salute, all’ambiente e quale ruolo svolgano nel determinare l’economia mondiale, ma non sono messi neppure in grado di poter scegliere se acquistarli o rifiutarli.

Una buona parte del mondo accademico e della ricerca afferma che schierarsi contro gli OGM di fatto significa rifiutare il progresso scientifico e tecnologico e significa ancora schierarsi contro tutto ciò che in questo ultimo secolo ha portato a enormi miglioramenti nella qualità della vita dell’uomo. Altri addirittura affidano allo sviluppo degli OGM la possibilità di debellare dalla faccia della Terra fame e carestie.
Ma il numero di persone che credono ciecamente a questo modello di sviluppo si sta, giorno dopo giorno, riducendo, e il mondo finanziario gli offre sempre meno fiducia: le azioni dei colossi multinazionali che hanno investito nell’agricoltura Biotech stanno scendendo e la Deutsche Bank scoraggia i clienti dall’investire nel Biotech affermando che gli OGM sono morti, dimostrando che l’opinione pubblica non vede favorevolmente questi prodotti.
Certo è molto difficile per il consumatore capire e scegliere, specie se le informazioni fornite dai grandi mass media sono pilotate e plasmate da interessi economici che operano a discapito della “buona qualità” dell’informazione stessa.

L’Associazione Vegetariana ha voluto promuovere, nei primi giorni di settembre 1999, un convegno dal titolo OGM: una chiara etichetta per la libertà di scelta del consumatore.
A Bologna i relatori, praticamente unanimi, hanno denunciato la mancanza di controlli severi e di una chiara etichetta che possa agevolare la scelta del consumatore. Su quest’ultimo punto una sola voce è uscita dal coro, quella di Alessandro Giannì, responsabile della campagna Biodiversità di Greenpeace, che ha puntato il dito sul rischio che corrono gli ecosistemi planetari e le comunità rurali. A suo parere discutere dell’etichetta equivale in qualche modo ad avvallare e legittimare gli OGM e a porre in secondo piano l’enorme danno ambientale e sociale che già oggi queste coltivazioni stanno provocando.
Al convegno, moderato da Jacopo Giliberto, giornalista del Sole24Ore, sono intervenute portando il proprio saluto anche Grazia Francescato, coordinatrice nazionale dei Verdi, che ha sottolineato come, nella battaglia per la sicurezza e la qualità dei cibi contro gli Ogm, l’agricoltura biologica svolga il ruolo di punta di diamante, e Daniela Guerra, Consigliere Regionale Emilia Romagna, che ha presentato una campagna di promozione a livello nazionale dei prodotti biologici e biodinamici per “combattere” l’invasione dei prodotti alimentari transgenici. Importante è stato l’intervento di Gianni Tugnoli, di Coop Italia, che ha illustrato le scelte compiute da Coop per garantire il consumatore, anche attraverso la valorizzazione delle produzioni locali salvaguardando così la biodiversità negata invece dalla logica degli Ogm.
La Coop ha scelto l’OGM free, chiedendo ai fornitori dei prodotti a marchio Coop la garanzia sull’origine tradizionale dei prodotti, verificati con opportuni controlli, introducendo la certificazione di filiera. I primi settori nei quali la Coop ha deciso di muoversi sono quelli relativi agli allevamenti e quindi ai derivati (latte, formaggio e carne). Il periodo previsto per arrivare a garantire che i prodotti a marchio Coop non contengano e non derivino da Ogm è di un anno.

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