La FAO e la fame nel mondo

Globalmente, il cibo prodotto potrebbe essere sufficiente a sfamare tutti gli abitanti della terra.
18 febbraio 2004

Ogni anno vengono destinati circa 145 milioni di tonnellate di cereali e soia all'alimentazione animale. Un'uguale estensione di territorio produce proteine 10 volte maggiori se coltivata a cereali e leguminose per il consumo umano diretto anziché se dedicata alla produzione di mangimi (un ettaro di terreno, se coltivato a soia, può dare in un anno 2500 kg di proteine alimentari vegetali, mentre, se utilizzato a pascolo, può dare, attraverso la carne bovina, solo 200 kg di proteine).
Per produrre la stessa quantità di cibo, l'allevamento intensivo prevede un consumo d'acqua 70 volte maggiore rispetto a quello utilizzato per le coltivazioni (per produrre una tonnellata di carne bovina occorrono 31.500 metri cubi d'acqua, mentre per produrre una tonnellata di cereali ne occorrono 450). Allo stesso tempo un miliardo e mezzo di esseri umani non ha accesso all'acqua.
Basterebbe quindi la riduzione del consumo di carne da parte del mondo occidentale e il mantenimento dell'alimentazione vegetale nei PVS (Paesi in Via di Sviluppo) per riuscire a nutrire un maggior numero di persone.
Per questo le Ong si battono affinché la questione agricola e alimentare torni a essere studiata, nell'agenda della politica internazionale, come problema per gli equilibri del pianeta e della sopravvivenza collettiva e non come soluzione caritatevole.
Nel frattempo cresce il problema degli Ogm, che minacciano la biodiversità del pianeta e rappresentano un nuovo sistema di controllo su una risorsa strategica come il cibo.

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