Biologico è meglio. Anche per i vegani?

La nascita del biologico in Italia e la sua capacità di imporsi sul mercato è andato di pari passo con la crescita della cultura vegetariana nel nostro paese. Ma oggi, la radicalizzazione del pensiero vegano porta a mettere in discussione anche questo legame.
15 ottobre 2002 - Mattia Sparacino

Il mondo del biologico e il mondo dei vegetariani hanno certamente molte cose in comune. Entrambe infatti prendono le mosse dal rispetto attribuito alla natura e all'ambiente. Alla volontà di far sì che le attività umane incidano sempre meno nel nostro ecosistema.
Per il biologico tutto questo si traduce, all'atto pratico, nell'eliminazione dalle pratiche agricole di qualunque tipo di prodotto chimico. Sia esso pesticida, erbicida, antiparassitario o concime.
Eliminare l'impatto della chimica dal mondo agricolo significa quindi da un lato ridurre l'impatto ambientale dell'agricoltura -determinato sia dall'uso di queste sostanze sia dagli impianti dedicati alla loro produzione- dall'altro immettere sul mercato dei prodotti "sani", migliori sia dal punto di vista nutrizionale sia dal punto di vista salutistico. Ed è indubbio che proprio la ricerca di cibi sani abbia portato un numero sempre maggiore di persone a scegliere la dieta vegetariana. Certamente non è l'unica motivazione, questo lo sappiamo. L'amore e il rispetto per gli animali è evidentemente il minimo comune denominatore che lega tutti coloro che decidono di non alimentarsi con carne o pesce.
E anche in questo caso, almeno per chi segue una dieta latto-ovo-vegetariana, i prodotti provenienti da agricoltura biologica offrono una valida alternativa di scelta.
Almeno parzialmente.
Perché se non vi è dubbio che i disciplinari zootecnici biologici impongono condizioni di allevamento e di stabulazione nettamente migliori di quelli della zootecnia convenzionale, che porta i consumatori vegetariani a preferire latte e uova bio, è altrettanto vero che molti anche tra i formaggi biologici continuano a usare caglio di origine animale.
Ma tant'è. Comunque oggi il problema dell'origine del caglio utilizzato per la lavorazione del formaggio è ben presente anche tra i produttori bio. Il crescente numero di vegetariani e le pressioni che questi sono in grado di esercitare sul mercato ha già portato un buon numero di produttori caseari a sostituire il caglio animale con quello vegetale e preparare formaggi dedicati ai vegetariani. Sempre più spesso infatti si trovano formaggi che riportano in etichetta, e ben in vista, l'indicazione dell'uso di caglio vegetale.
Naturalmente a queste argomentazioni non sono interessati i consumatori vegani. Bio o non bio i prodotti di origine animale comunque sono portatori di sofferenza e perciò sono da rifiutare. Ma non solo, l'esclusione di concimi di origine chimica porta come conseguenza l'uso di concime di origine animale: letame, urina, se non derivati della macellazione come il sangue. E se il rifiuto dei prodotti bio, con queste motivazioni, da un lato può essere inteso come lo sputar nel piatto in cui si è mangiato, dall’altro non può non far riflettere chi desidera escludere dal proprio piatto ogni tipo di sofferenza animale.

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