etica

Vivipet. Per una ricerca senza animali

Si è conclusa la prima edizione di "Vivipet, Eliminare la sofferenza, senza sofferenza", una tre giorni dedicata ai metodi alternativi di sperimentazione in vitro. Vi anticipiamo l'articolo che uscirà sul prossimo numero del mensile Argos.
15 ottobre 2010 - EP - redazione

Tavola rotonda Stefano Cagno e Oscar Grazioli Ogni giorno, anche se più o meno consapevolmente, entriamo in contatto con decine di prodotti testati su animali. Quando si parla di ricerca o di vivisezione pensiamo tutti subito ai farmaci e chi è sano o si cura con le medicine alternative crede di non essere toccato da questo problema; sbagliando. Dentifrici, saponette, prodotti per la casa, sigarette, bevande alcoliche, olio per motori, dolcificanti, ma anche alimenti utilizzati per uso umano o animale, solo per fare qualche esempio, possono diventare uno strumento di stress per centinaia di animali.
Ma la sperimentazione animale è proprio necessaria?
I pareri, naturalmente, sono molti e molto discordanti e la recente approvazione della Direttiva Europea che regolamenta la vivisezione ha riacceso la discussione su questo tema che tanto stimola la sensibilità non solo delle persone che si battono per la difesa degli animali, ma anche dei consumatori più attenti.
La nuova Direttiva ha fatto molto parlare e il dibattito si è incentrato soprattutto sulla possibilità di compiere test sui randagi. Tuttavia l'aspetto che ha maggiormente deluso quanti vorrebbero abolire l’utilizzo degli animali nella ricerca è legato alla scarsa rilevanza riconosciuta ai molti metodi scientifici di ricerca che non ricorrono agli animali.

Ricerca o vivisezione. Ma c'è differenza?
Per vivisezione, o sperimentazione in vivo, si intende qualsiasi esperimento cruento o invasivo eseguito sugli animali. I test riguardanti la ricerca applicata a cui vengono sottoposti gli animali sono spesso richiesti da leggi europee o protocolli internazionali e quindi non sarebbe possibile abolirli a livello nazionale. Tuttavia un numero considerevole di ricercatori inizia a sostenere che tali test forniscano risultati inapplicabili alla nostra specie e di conseguenza, oltre a essere inutili, possono fuorviare in maniera grave la ricerca biomedica.
Malgrado ciò, nel sesto rapporto sui dati statistici relativi al numero di animali utilizzati a fini sperimentali si legge che nel 2008 nei laboratori europei sono stati utilizzati oltre 21 mila esemplari di cani per la vivisezione, circa 330 mila conigli e 9 mila scimmie, per esperimenti che riguardano la ricerca di base, ossia per la fisiologia, la patologia o la genetica, oppure la ricerca applicata, ossia la farmacologia o la cosmesi.

Non poteva esserci momento migliore, quindi, per inaugurare la prima edizione di “Vivipet. Eliminare la sofferenza, senza sofferenza”, una tre giorni che si è tenuta lo scorso weekend a Corsico, alle porte di Milano, dove appunto è stato trattato il tema dei metodi alternativi (ne esistono, sono attendibili, perché non si utilizzano) alla ricerca su animali.
Partito con l'idea di raccogliere fondi per finanziare uno o più metodi di ricerca sostitutivi la vivisezione, piano piano Vivipet si è trasformato in un momento di verifica, conoscenza e approfondimento ma anche di festa e di spettacolo.
L'iniziativa è partita venerdì sera con la conferenza di Roberto Marchesini, zooantropologo, scrittore e saggista, che ha spiegato, anche con divertenti aneddoti, come comunicare con cane e gatto (suoi i due dizionari bilingue Italiano/Gatto Gatto/Italiano e Italiano/Cane Cane/Italiano editi da Sonda).
Sabato e domenica bambini e ragazzi hanno affollato la palestra della scuola di via Verdi, dando vita ai laboratori di pittura, musica, drammatizzazione, coordinati da Elisa Turatti, che hanno riscontrato un vero successo di pubblico e partecipazione.
Domenica pomeriggio i visitatori si sono divisi tra il parco e il teatro di via Verdi, dove era possibile seguire la mini rassegna libraria oppure una serie di incontri coordinati da Stefano Cagno, responsabile scientifico di Vivipet, su differenti tematiche, tra cui Vivisezione e tecnocrazia medica tenuta da Roberta Kalechofsky, scrittrice americana e docente universitaria, vincitrice del premio Empty Cages Prize 2010.
La tavola rotonda di domenica pomeriggio è stata moderata da Oscar Grazioli, voce degli animali su Il Giornale. Testimonianza importante è stata quella di Susanna Penco, dell'Università di Genova, vincitrice nel 2007 del premio Croce per il miglior progetto di sperimentazione alternativa a quella animale, che ha portato la sua esperienza di medico, ricercatore e paziente focalizzando il suo intervento sullo scarso interesse che molti ricercatori ancora dimostrano per le metodologie alternative all'utilizzo degli animali. Lei stessa si è dichiarata più volte disponibile a sottoporsi a studi clinici sulla patologia di cui è affetta (la sclerosi multipla), senza aver per ora trovato alcun ricercatore interessato.

Voci a favore
Il problema dell'abolizione dei test sugli animali è complesso. Ma se esiste una possibilità di evitare di imporre la sofferenza agli animali, perché non svilupparla? La critica scientifica all'impiego di animali negli esperimenti di vivisezione poggia sull'oggettiva osservazione che non vi è una sola specie che possa diventare un modello sperimentale per nessun'altra, in quanto ognuna è differente per genetica, anatomica, fisiologica e biochimica da tutte le altre. Spesso inoltre gli animali da laboratorio vengono manipolati geneticamente, diventando in questo modo un ibrido tra quello che sono in natura e l'uomo. Inoltre le malattie che sono indotte in maniera forzata nell'animale spesso non hanno nulla a che fare con quelle che si manifestano in modo spontaneo negli esseri umani.

Una nota positiva
Vivipet si è comunque chiuso con una nota positiva. È vero che allo stato dell'arte ci sono ancora molti passi legislativi da compiere per eliminare la ricerca sugli animali. Ma è altrettanto vero che una parte considerevole della comunità scientifica si ritrova comunque d'accordo sulla necessità di trovare metodologie maggiormente efficaci e innovative che possano contemporaneamente migliorare la ricerca medica ed eliminare l'uso di animali. Come ha sottolineato Alberto Manganaro, dell'Università di Milano Bicocca, la tecnologia potrà esserci sempre più d'aiuto, così come sarà positivo il ricambio tra vecchie e nuove generazioni, più sensibili alla sofferenza animale e inclini a utilizzare strumenti più complessi e tecnologicamente all'avanguardia.

Note

La raccolta di fondi di Vivipet per finanziare i progetti di ricerca sostitutivi la vivisezione resta attiva. Chi volesse fare una donazione può utilizzare il conto corrente il seguente : Banca Intesa, filiale di Assago, IBAN IT47A0306932466100000000222. Specificare la causale “vivipet”.

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