Infanzia e alimentazione

Crescere vegetariani

Svezzarlo senza carne? Sono in molti ancora a credere ai luoghi comuni secondo i quali un bambino non può crescere sano senza la carne; ma per fortuna sono sempre di più i medici che sostengono l’alternativa vegetariana anche in questa delicata fase della vita.
12 luglio 2010 - Nicla Vozzella

mamme e bambini vegetariani Le tappe evolutive del cucciolo d’uomo in linea generali sono le seguenti: il piccolo comincia a stare seduto verso i sei mesi; sempre a sei mesi inizia l’eruzione dei dentini; cammina intorno all’anno di età; necessita di latte sino a sei-sette anni; raggiunge la maturità sessuale introno ai quattordici anni; diventa intellettualmente e fisicamente maturo, ovvero si conclude lo sviluppo del cervello e dello scheletro intorno ai ventuno anni.
Queste tappe, ovviamente sono indicative, ma definiscono uno sviluppo e un accrescimento geneticamente determinato; tuttavia, come sempre più spesso gli studi ci dimostrano, i fattori genetici vengono influenzati dalle condizioni ambientali e psicologiche per cui è evidente che le tappe possono variare da individuo a individuo.

La premessa
Parlando di svezzamento, occorre fare subito una premessa: nel bambino, una dieta totalmente priva di cibi di origine animale, quindi non solo di carne e pesce, ma anche di uova, latte e formaggi, mette a rischio l’adeguato accrescimento e compromette lo stato di salute, fatto salvo il caso in cui almeno la metà della quota calorica non provenga dal latte materno.
Risulta, invece, bene compensata una dieta vegetariana in cui l’allattamento al seno viene prolungato fino ai sei-dodici mesi e nella quale siano previste quantità seppur limitate di cibi di origine animale come i latticini o le uova. Ovviamente poi non devono mancare i cereali integrali (in chicchi e in farine), le verdure, i legumi e le mandorle.
La carne si può eliminare dalla dieta del bambino senza danni alla salute, anche in tenera età, a patto che si seguano scrupolosamente criteri precisi per la composizione dei pasti. I nutrienti più importanti che si trovano nella bistecca si trovano anche in altri alimenti, purché associati nella maniera giusta.

Mangiare sano
Essere vegetariani significa in primo luogo mangiare sano: cereali integrali e biologici, frutta e verdura spesso crude (ricordiamoci che sono ottimi da mangiare crudi anche le zucchine, i funghi, i cavolfiori, i carciofi) e comunque di stagione, germogli.
La prima regola fondamentale è quella di non sostituire sistematicamente la carne con il formaggio, come si tende spesso a fare. Ottime fonti proteiche sono: i legumi (piselli, fagioli di ogni tipo, ceci, lenticchie e soia), le uova, la frutta secca (noci, nocciole, mandorle) e i semi oleaginosi (di zucca, di girasole, pinoli e così via), i prodotti simili alla carne derivati dalla soia (sottoforma di bistecche, spezzatini, “carne” trita; oltre al tofu, un prodotto simile al formaggio, ottimo anche per chi è allergico al latte, poiché è fatto solo con la soia) e quelli ottenuti dal frumento, cioè il seitan (“bistecche” e “spezzatini” dal gusto delicato costituiti dal glutine, la parte proteica del frumento).
Non è necessario mangiare cibi proteici a tutti i pasti. Meglio preferite il piatto unico, che consente una più adeguata assimilazione delle sostanze nutritive dei suoi ingredienti.
Quando si cuociono i legumi, si può mettere dentro un pezzo di alga kombu: cuoceranno più in fretta e il pasto risulterà integrato con una buona dose di sali minerali.
Ponendo come base il fatto che il bambino dovrebbe continuare ad assumere il latte materno anche durante il periodo dello svezzamento e che questo, come tutti i cambiamenti, deve essere graduale, si può generalizzare dicendo che lo svezzamento può iniziare fra i sei e i dodici mesi.

Prima di cominciare
Il primo fattore da considerare prima di iniziare lo svezzamento consiste nel valutare la capacità del bambino di mantenersi in posizione eretta; infatti, questa posizione favorisce la digestione di alimenti diversi dal latte; se il bimbo ancora non riesce a stare dritto è meglio aspettare. Successivamente, nel corso dello svezzamento bisognerà considerare la capacità masticatoria del bimbo; in base a questo fattore si potranno valutare i bocconi da somministrargli; quando la capacità masticatoria non è ancora ben organizzata conviene frullare gli alimenti, anche i legumi o i semi, altrimenti si rischia che i primi soffochino il piccolo mentre i secondo possono invece passare in digeriti nelle feci e quindi non verranno assimilate le sostanze nutritive in essi contenuti.

Vegetarismo tappa per tappa
Intorno ai sei-sette mesi si può cominciare con le prime pappe di cereali che solitamente sono semplicemente farine precotte create appositamente per questa delicata fase della vita; le pappe sono composte con farine di miglio, riso, mais, orzo, avena, segale, sorgo; questi cereali si possono usare in farina o in fiocchi per velocizzare la preparazione; l’ideale è diluirle con brodo di verdura, meglio carote e zucchine per cominciare. La consistenza è da valutare in base alla capacità del bambino.
A questa età si possono cominciare a dare piccole quantità di latte di mandorla.
In questo periodo si può cominciare a introdurre anche la frutta, mela, melone, il consiglio è di cominciare con piccoli assaggi per poi continuare se il bambino lo gradisce. Se c’è frutta di stagione è importante che sia bella matura, altrimenti la si può fare cotta. Meglio inserire la frutta cominciare a darla come spuntino a metà mattina o a merenda.
Se a partire dallo svezzamento (6-7 mese) l’alimentazione del bimbo fosse esclusivamente vegana (completa assenza di prodotti di origine animale) risulta necessario monitorare i livelli plasmatici di vitamina B12 e di omocisteina, che è un aminoacido che si forma nel nostro organismo partendo da un altro aminoacido essenziale, la metionina, che viene introdotto con uova, latte e legumi.
Una volta formata l’omocisteina viene trasformata grazie all´azione di alcune vitamine presenti nel sangue (vitamine, B6, B12, acido folico).
Gradualmente, intorno ai sette-otto mesi, si possono inserire i legumi: un cucchiaino aggiunto alla pappa, si può cominciare con le lenticchie decorticate che hanno un gusto piuttosto gradevole per il piccolo e sono anche più digeribili; poi pian piano, se non sorgono problemi, si possono introdurre uno alla volta gli altri legumi.
Nello stesso periodo si possono cominciare ad aggiungere altre verdure alla pappa, come carote, zucchine, zucca, cipolla, porro fagiolini, evitare le solanacee.
Aggiungere un cucchiaino di olio di oliva extravergine alla pappa o di semi di lino appena macinati, a crudo.
A otto mesi si può cominciare a dare lo yogurt, anche di soia come merenda.
Intorno ai nove mesi si può cominciare ad aggiungere un pezzetto di tofu alla pappa in alternativa ai legumi.
Gradualmente vanno aumentando anche le quantità dei singoli alimenti introdotti.
Sempre attorno ai nove mesi si possono cominciare a introdurre le mandorle e il sesamo, magari sotto forma di tahin aggiunto alla pappa
Pian piano si possono introdurre anche gli altri semi delle oleaginose: per esempio, semi di zucca e semi di girasole.

A partire dal primo anno di vita l’alimentazione può diventare più libera e il bambino può cominciare ad assaggiare i piatti di mamma e papà che, essendo vegetariani anch’essi, gli faranno gustare le varie specialità gastronomiche a cui il suo palato presto si abituerà e che comunque riconoscerà come familiari visto che sin da piccolo è sarà stato introdotto ai primi “rudimenti” del vegetarismo.
Come verdura si può cominciare a dare al bambino cavolo aglio, carciofo, spinaci e bietole; per ultime bisogna inserire le solanacee (melanzane, patate, peperoni, pomodori), queste verdure contengono solanina e può risultare tossica per l’organismo.
Un ruolo importante continueranno ad averlo i cereali: si potrà alternare quinoa, amaranto, miglio, orzo, farro, riso, mais. È consigliabile, comunque, non introdurre il grano (o frumento), il farro e il kamut prima dei 12 mesi di età perché particolarmente ricchi di glutine che può predisporre alla celiachia (intolleranza al glutine) se assunto nei primi mesi di vita.
Il bambino continuerà anche a mangiare frutta e verdura di stagione, meglio bio (così come gli altri alimenti se possibile); la quantità di legumi potrà essere aumentata a due cucchiai almeno una volta al giorno.

A seconda della capacità masticatoria del bambino preparare latti o creme di cerali più o meno consistenti. Si può cominciare con i cereali in fiocchi, quelli in chicco e la pasta di grano duro potranno essere introdotti solo quando il bimbo sarà in grado di masticarli adeguatamente.
Per quanto riguarda alcuni cibi raffinati (tofu, seitan) e fermentati (tempeh) è importante ricordare che sono da consumare ciascuno non più di una volta alla settimana.
Il tofu può essere introdotto già dal sesto mese, il tempeh un po´ più tardi mentre il seitan che è un concentrato di proteine vegetali (glutine) è bene non utilizzarlo prima dell’anno di età. Frullarli o ridurli in crema e proporli in piccole quantità con cereali e verdure.
I formaggi sarebbe meglio introdurli dopo l’anno di età. Il rosso d´uovo, per chi non è vegano, lo si può introdurre verso gli otto-nove mesi, mentre l’uovo intero dopo l´anno.

Quando cresce ancora
Il bambino è fisiologicamente vegetariano sino a due-tre anni. Sino a quest’età non è consigliabile dare sostitutivi del latte materno. In ogni caso, la dieta di un bambino di questa età diventa piuttosto libera e può assomigliare a quella dei genitori, ovviamente seguendo anche le inclinazioni del bambino.
In ogni fase dello svezzamento e poi della crescita è importante non forzare il bambino e se mostra di non gradire un determinato alimento conviene lasciar perdere e magari riproporglielo dopo alcuni giorni.
Durante lo svezzamento è anche importante verificare che non subentrino dissenterie, vomito o manifestazioni cutanee, in tal caso bisogna sospendere l’alimento che si è introdotto e consultare il pediatra.

Ascoltarlo anche a tavola
È importante, però, che anche il genitori impari ad ascoltare il bambino e a tener conto dei segnali che il piccolo gli manda: il bambino, anche se piccolo è dotato di un istinto che lo porta a sentire ciò che vuole e ciò di cui ha bisogno.
Proprio per questo il bambino è capace di modificare spontaneamente l’alimentazione a seconda delle richieste del suo corpo: il bambino sa ascoltarsi, capacità che l’adulto spesso ha perduto.
Quando il piccolo non sta bene spesso rifiuta di mangiare e manifesta solo la necessità di bere. E un’altra importante tendenza spontanea del bambino è il rifiuto della carne. Questo comportamento, che preoccupa i genitori non vegetariani, sembra sia determinato da una sorta di “memoria di razza” che spinge il piccolo a selezionare i cibi adatti alle proprie esigenze primarie.
Purtroppo, poi, fin dalla scuola primaria il bambino impara che l’uomo è onnivoro e la carne è indispensabile; invece, bisognerebbe riflettere sul fatto che il primo alimento introdotto durante lo svezzamento è la frutta che al bambino risulta molto gradita.

Piccoli vegetariani crescono
Per quanto riguarda la crescita e l’adolescenza del “giovane” vegetariano è importante far una premessa: al di là della spetto meramente nutrizionale non si può trascurare l’aspetto sociale del bambino che entra all’asilo prima e a scuola poi; non si può allo stesso modo trascurare la relazione con i propri pari e le domande alle quali molto spesso un bambino e un ragazzino vegetariano sono costretti a rispondere.
Da subito bisognerebbe insegnare al bambino a rispettare le scelte diverse dalla sua e a raccontare la sua scelta usando toni pacati, senza intenzione di giudizio nei confronti degli altri. È molto probabile che relazionandosi in questo modo anche gli altri siano seguano il modello e così la socializzazione con il gruppo di pari diventa un momento di crescita e di evoluzione.
Ci si deve preparare anche al fatto che qualcuno prenderà in giro nostro figlio per le sue abitudini alimentari, può sembrare un fatto senza alcuna logica, eppure è noto che il diverso, in qualunque forma si manifesti viene spesso giudicato o ridicolizzato.
Se il bambino avrà imparato dagli adulti di riferimento un atteggiamento calmo e sereno nel presentare il vegetarismo è probabile che sarà capace di suscitare sincero interesse fra i pari e quindi l’integrazione avverrà altrettanto serenamente.

Senza troppi problemi
Se durante lo svezzamento e la crescita l’alimentazione del bambino è “controllata” dai genitori, è altrettanto vero che quando il bambino cresce e si relaziona con l’esterno avrà anche voglia di sperimentare ed è importante lasciarlo fare, però, bisogna anche che gli adulti di riferimento si accertino che il bambino assuma tutti gli elementi nutritivi di cui ha bisogno.
Per un organismo in crescita, infatti, è importante che non manchino le proteine, che sono i veri e propri mattoni che costruiscono il corpo umano.
Per le ragazze, oltre proteine, è importante che non manchi mai il ferro; infatti, il menarca, l’avvio delle mestruazioni e quindi le prime perdite di sangue vengano compensate e reintegrate con l’alimentazione.
Bisogna anche sottolineare che le ragazze vegetariane o vegane non hanno alcun ritardo nella maturazione sessuale, così come non vi è alcun ritardo nello sviluppo sessuale dei maschi.
Questa considerazione è importante perché sgombra il campo da pregiudizi che possono ancora riguardare l’evoluzione e la crescita dei giovani vegetariani.
Un altro fattore sul quale ci si può tranquillizzare circa l’alimentazione vegetariana durante l’adolescenza è il problema dei disturbi alimentari.
Gli studi sembrano dimostrare che la scelta del vegetarismo non costituisce fattore predisponente al disturbo alimentare.
Spesso gli adolescenti, grazie all’impeto che contraddistingue la loro età, approcciano il vegetarismo con grande entusiasmo e consapevolezza e se questa modalità si radica nella persona in crescita è probabile che l’alimentazione venga percepita come un elemento che può aiutare la persona a stare meglio e non come un problema con il quale entrare in conflitto.
Ciò non significa che l’adolescente vegetariano sia esente dal rischio di anoressia o di bulimia, ma è un rischio che ha radici lontane nelle relazioni che si sono instaurate sino all’adolescenza in cui il fatto di essere vegetariano non ha un ruolo determinante o predisponente.

Note

Nicla Vozzella giornalista, da anni si occupa di salute e prevenzione. Ha collaborato con riviste mediche specialistiche e dirette al vasto pubblico. Svolge Consulenza Orientativa Integrata (COI) con l’ausilio dei Fiori di Bach. È direttore di AnthroposMagazine.com.
Ha pubblicato numerosi libri con Red! tra cui: Quando il figlio non arriva, Sogni e salute, Per piacere e per salute, Introduzione all’agopuntura, Introduzione all’osteopatia.
Con Guide Meravigli ha pubblicato Quale cura una guida introduttiva per orientarsi nel vasto panorama delle “altre” medicine considerando anche l'etica vegetariana.
Per Feltrinelli - Apogeo è da qualche mese in libreria il suo libro Io mangio vegetariano

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