sperimentazione e vivisezione

Per non dimenticare perché siamo qui

Qualcuno potrebbe pensare che l'utilizzo degli animali nella ricerca sia un'attività recente, quasi un'opportunità che il progresso scientifico ci ha dato per conoscere meglio i mille misteri della biologia. Nulla di più sbagliato!
13 novembre 2006 - Stefano Cagno

Sembra che i primi esperimenti sugli animali siano stati compiuti circa nel 300 a.C. da studiosi che facevano riferimento alla cosiddetta Scuola Alessandrina, che prendeva il nome da Alessandria d'Egitto, importante centro urbano egizio dell'antichità. Sicuramente Erasistrato, oltre a eseguire autopsie su cadaveri umani e su animali, compì anche esperimenti su capre appena nate. Altri appartenenti alla Scuola Alessandrina oltre a utilizzare i cadaveri e, a volte, gli schiavi, compirono esperimenti prevalentemente su maiali e scimmie.
Si dovette però aspettare alcuni secoli prima di incontrare uno scienziato che utilizzò frequentemente gli animali per i suoi studi di fisiologia.

Claudio Galeno (150-200 a.C.) compì diversi esperimenti durante i quali tagliò il midollo spinale a vari livelli per cercare di comprendere i meccanismi biologici che portano alla paralisi, ma studiò anche il funzionamento dell’apparato digestivo e in particolare la progressione del cibo, nonché il sistema circolatorio, allacciando e chiudendo le arterie. Per questi scopi utilizzò maiali, capre, scimmie e altri animali. Scrisse anche un libro intitolato Sezioni dei viventi. Come nel caso dei ricercatori della Scuola Alessandrina, anche Galeno compì esperimenti sugli esseri umani, mentre quelli sugli animali furono proposti anche pubblicamente.
Fu però nel 1800 che un fisiologo francese, Claude Bernard (1813-1878), per primo, teorizzò che gli animali potessero diventare la colonna portante della ricerca scientifica di base: da allora il ricorso a loro divenne sistematico in ogni campo. Claude Bernard li impiegò sia nello studio della fisiologia sperimentale che della patologia sperimentale. Per ottenere i suoi obiettivi sottopose varie specie animali a qualsiasi tipo di sofferenza, non fermandosi davanti a nulla, tanto che un giorno arrivò ad utilizzare il suo cane poiché non ne aveva altri a disposizione.
Fu però nel ventesimo secolo, con il proliferare delle industrie chimico-farmaceutiche e il successivo moltiplicarsi di nuove sostanze terapeutiche, che l’impiego degli animali nella ricerca subì un’impennata impressionante. Da decenni ogni farmaco che viene commercializzato nel mondo deve per legge essere testato sugli animali, ciò comporta la morte ogni anno di centinaia di milioni di topi, ratti, cani, gatti, scimmie, maiali, conigli e ogni altra specie.
Da sempre si sono levate voci contrarie alla vivisezione sul piano etico, tra le tante basti ricordare, Wagner, Garibaldi e Gandhi. Tuttavia, per buona parte del secolo scorso, forse con l’unica eccezione del dottor Ciaburri negli anni trenta, nessuna voce si levò contro la vivisezione contestandola sul piano scientifico.
Fu negli anni settanta che due voci, in mezzo ad un assordante silenzio, si levarono decise per affermare che la vivisezione era una truffa scientifica che si poggiava su presupposti che non erano mai stati dimostrati validi e che nulla avevano a che fare con la razionalità.
Queste due voci furono quelle dello svizzero Hans Ruesch e dell’italiano Pietro Croce.
Il primo era uno scrittore di successo mondiale che fu colpito nell’apprendere le crudeltà che venivano compiute nei laboratori di vivisezione e, così, si mise a studiare, lui che invece era uno scrittore, proprio gli aspetti scientifici di questo metodo di ricerca. Da ciò nacque il suo libro “Imperatrice nuda” che ebbe un grande successo in tutto il mondo e stimolò un dibattito sulla liceità e validità della vivisezione.
Tuttavia, per alcuni aspetti, la storia di Pietro Croce è ancora più straordinaria. Infatti, al contrario di Hans Ruesch, Pietro Croce, non solo era un laureato in Medicina e Chirurgia, ma era stato anche per molti anni un vivisettore. Nonostante ciò, ad un certo punto della sua carriera iniziò a interrogarsi su quello che stava facendo, giungendo alla conclusione che i suoi studi sugli animali erano assolutamente inutili e fuorvianti.
“Ho eseguito esperimenti sugli animali per molti anni –afferma il Professor Croce. Obbedivo a un’ammuffita logica positivista che m’era stata imposta durante gli studi universitari e che a lungo mi ha condizionato negli anni successivi.
“Il positivismo scientifico”: la sola logica possibile nella ricerca medico-biologica. Ma già il sostenere che il pensiero umano possa avere una “sola logica possibile” equivale ad ammettere l’incapacità di guardare in più d’una direzione.

Con la mente affollata di nozioni apprese ex cathedra, dai libri, dalla pratica in ospedali italiani ed esteri, cercavo di dare un ordine al mio pensiero, mi sforzavo di disporre su un filo logico le mie convinzioni, ma era come cercar di comporre le figure di un puzzle uscito difettoso dalla fabbrica: le tessere non si combinavano tra loro; ne uscivano figure sbilenche, separate da vuoti incolmabili, in un incastro che alla minima scossa si sfasciava sparpagliandosi in un ordine caotico.
Mi dissi allora: ci deve essere qualcosa di sbagliato nel mio pensiero e nella pratica medica. E questo qualcosa dev’essere fondamentale ed elementare al tempo stesso: capace di minare tutto alla base e di vanificare ciò che gli consegue. Un errore metodologico, dunque”.
E questo errore metodologico per il professor Croce è proprio la vivisezione o, come la preferiscono chiamare i suoi fautori con un termine più edulcorato, ma che non cambia la sostanza della questione, la sperimentazione animale.
Da allora, anche se troppo lentamente, diversi scienziati, ricercatori, medici, veterinari, biologi, chimici e in genere laureati in materie scientifiche iniziarono a impegnarsi per cercare di abolire questo metodo di ricerca, pericoloso per gli esseri umani e crudele per gli animali. Nacquero in tutto il mondo associazioni scientifiche che si prefiggevano questo scopo: tra quelle a noi più vicine geograficamente posso ricordare il Comitato Scientifico Antivivisezio-nista (ora Equivita) in Italia e la Lega Internazionale Medici per l’Abolizione della Vivisezione (ora Medici Internazionali) in Svizzera.

Trent’anni di dure battaglie hanno portato, recentemente e per la prima volta, alla pubblicazione, su alcune delle più prestigiose riviste scientifiche a livello mondiale, di articoli che contestano in maniera sistematica la vivisezione proprio sul piano scientifico: ricordo Nature, British Medical Journal, New Scientist e altre ancora.
Io stesso, forse, non mi sarei mai occupato di antivivisezionismo se, molti anni fa, non avessi avuto l’occasione di leggere libri come, il già citato, “Imperatrice nuda” e “Vivisezione o scienza” del Professor Pietro Croce. Quando parliamo di “errore metodologico”, noi medici antivivisezionisti dovremmo sempre ricordare che il primo a parlare di tutto ciò, tra lo scherno e il compatimento di quasi tutto l’ambiente scientifico del tempo, fu proprio il Professor Croce.
Molte delle persone che si sono appassionate recentemente alla lotta per l’abolizione della vivisezione, forse, non avranno mai sentito questo nome, poiché il Professor Pietro Croce negli ultimi anni non aveva più la forza fisica di andare il giro per l’Italia a tenere conferenza e a battersi per i suoi ideali che poi altro non erano che il sogno di una ricerca veramente scientifica ed eticamente accettabile.
Purtroppo nell’ottobre scorso il Professor Croce ci ha lasciati, ma il suo ricordo ci accompagnerà ogni giorno. Io lo ricorderò sempre quando a metà degli anni ottanta lo conobbi personalmente. Allora ero ancora uno studente universitario abituato a passare le mie giornate tra professori boriosi, arroganti, supponenti e prepotenti, interessati solo alle loro ricerche e per nulla alla sorte dei loro pazienti, ma piuttosto al loro conto in banca e alla loro fama. Al contrario, il già anziano Professore si rivelò persona molto alla mano, disponibile, quasi entusiasta di parlare con il giovane studente.
Il Professor Croce, come tante donne e tanti uomini, ha messo nella sua vita impegno, passione, tempo e fatica per la costruzione di un mondo migliore, più giusto e più umano. Da oggi in poi sentirò un dovere morale ancora più forte nell’impegnarmi in maniera sempre più determinata per l’abolizione della vivisezione, affinché il patrimonio che tutte queste donne e questi uomini non vada sprecato.
Il ricordo di Kim Buti, fondatore della LEAL, della carissima amica Rosetta Gastaldo, colonna portante della LEAL nei primi anni pionieristici, di Alessandro Virtuali, di Mino De Chirico, di Alma Bongiascia, di Antonio Pileggi e di Milly Schar-Manzoli, mi è stato presente in tutti questi anni. Da oggi in poi anche il ricordo del mio Maestro Pietro Croce mi accompagnerà, nella speranza di potere essere un buon allievo.

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