fumetti e dintorni

Dylan Dog il fratello maggiore di una generazione

Dylan Dog compie vent’anni. Un anti-eroe vegetariano, animalista militante, astemio e, per molti ragazzi, un personaggio più vero di tanti altri soggetti in carne e ossa.
13 novembre 2006 - Carlo Gubitosa

Dylan dog Per quanto possa sembrare incredibile, c'e' stato un periodo in Italia in cui i fumetti semplicemente non si vendevano. Dagli scaffali delle edicole era già tanto se si affacciavano testate "storiche" come Alan Ford, Tex o Topolino, le fumetterie erano luoghi di culto frequentati principalmente da adulti, i fumetti giapponesi circolavano solo su fanzine per ristrette cerchie di iniziati e quelli americani si erano estinti (solo temporaneamente, ma allora non potevamo saperlo) dopo la chiusura dei battenti della mitica Editoriale Corno, che aveva portato in Italia personaggi come l'Uomo Ragno e i Fantastici Quattro. Nonostante questi meriti, la Corno era stata crudelmente punita dalle leggi del mercato e da una società rampante e consumistica che a metà degli anni ‘80 aveva troppo da fare per leggere tavole disegnate, e stava inesorabilmente perdendo la sua capacità di sognare.
Alla fine del decennio dei paninari e dell'edonismo reganiano, però, qualcosa è cambiato e la gente si è ripresa i suoi sogni dopo aver capito che anche la realtà non può farne a meno.
Ricordo molti particolari di quell'ondata di cambiamento culturale che ha invaso le edicole negli anni '90 con un fiume in piena di testate a fumetti giapponese e americane: i primi fumetti che circolavano quasi clandestinamente passando di mano in mano tra studenti, il ritorno in grande stile degli eroi Marvel con la casa editrice Star Comics, l'emozione nel leggere le "graphic novel" di Frank Miller pubblicate dalla rivista "Corto Maltese" a dimostrazione che il fumetto non è quell'arte minore che molti hanno descritto con disprezzo, ma una vera e propria forma di narrativa disegnata, un linguaggio potentissimo che ha reso il Batman di Miller una vera e propria icona della cultura illustrata, e non un semplice buffone in calzamaglia.
Tutto questo ha coinciso con la nascita di un altro personaggio, un "anti-eroe" meno appariscente destinato a diventare il fratello maggiore di una intera generazione di lettori. Si tratta di Dylan Dog, personaggio creato da Tiziano Sclavi, che ha parlato a quella stessa generazione molti anni prima dalle pagine del "Corriere dei Piccoli" con cui collaborava, e che si è rivolto ai "piccoli" ormai cresciuti proponendo un personaggio a toni grigi, ben diverso dal mondo in bianco e nero del bene e del male in cui viveva Tex Willer, che con Dylan Dog ha in comune solamente la case editrice Bonelli.
In un mondo pieno di falsi moralismi, di violenza e di guerre ritenute "socialmente utili", le storie di Dylan Dog hanno avuto il pregio di strappare la maschera a molte delle nostre ipocrisie.
Dylan è vegetariano, astemio dopo essere stato alcolizzato, vive in modo sobrio sbarcando il lunario come detective e non ha mai ceduto alla tentazione di scrivere best-seller o fare comparsate televisive come ha fatto invece il suo "collega" Martin Mystere. A tutto questo si aggiunge una morale sessuale che alcuni definirebbero "leggera", con la capacità di innamorarsi (e di farlo sul serio) di una donna diversa a ogni nuovo episodio della serie.
I mostri che popolano i racconti di Sclavi non sono dei babau o degli spauracchi per generare brividi fini a se stessi, ma sono un'icona della nostra società mostruosa, la materializzazione grafica di mostri invisibili e potenti come la guerra, la discriminazione, il consumismo.
Questo è il motivo che ha spinto molti giovani, soprattutto adolescenti, a rifiutare attraverso i fumetti di Dylan una società moralista e bacchettona che stigmatizza il sesso mentre benedice la guerra e la vivisezione, una società in cui c'è sempre più bisogno di personaggi "veri", capaci di far funzionare il cuore, la coscienza e il cervello senza aggrapparsi per comodità a schemi morali o comportamentali stabiliti da altri. Da questo punto di vista questo eroe di carta è stato per molti ragazzi un personaggio più vero di tanti altri soggetti in carne e ossa, genitori e professori inclusi.
Dylan non è solo un vegetariano, ma anche un animalista militante, come dimostra la partecipazione della casa editrice Bonelli a molte campagne di sensibilizzazione contro l'abbandono estivo degli animali domestici.

Il "Giornale di Sergio Bonelli", notiziario pubblicato in appendice a tutti gli albi della casa editrice, a partire dal luglio 1992 pubblica una "ministoria" di una tavola, con protagonista Dylan Dog, legata alla campagna "Chi abbandona un animale è un mostro" e che riprende in forma più diretta quella che è senz'altro una tematica molto cara al personaggio di Sclavi, condivisa da tutti gli eroi bonelliani e sempre presente nell'ordito narrativo delle loro avventure: il rispetto per le creature viventi, soprattutto quando sono indifese e incolpevoli. Ma il punto più alto della denuncia contro la violenza sugli animali è probabilmente "Goblin", il numero 45 della serie regolare di Dylan Dog pubblicato nel 1990, un racconto illustrato che racconta una malinconica vicenda di amore e di vendetta che ha per sfondo una forte denuncia della vivisezione. I racconti per bambini sono pieni di violenza e di orrore: basti pensare ad Hansel e Gretel che uccidono la strega nel forno, o a Pollicino che inganna l'Orco facendogli uccidere tutte le figlie, ma gli psicologi ci spiegano che questo orrore narrativo e controllabile serve ai bambini per vincere le paure di quello che li aspetta nel mondo. Da questo punto di vista, molti adulti che utilizzano armi, bombe e guerre umanitarie per vincere la paura di popoli lontani e culture diverse dalla nostra dovrebbero fare una scorpacciata di fumetti di Dylan Dog, per capire quali sono i veri mostri che albergano nella nostra società cosiddetta "civile" e magari arrivare all'ultima pagina dell'albo con la determinazione di voler diventare degli amanti appassionati, pacifisti e vegetariani. Proprio come Dylan Dog.

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