salute

Mangiare meglio per vivere meglio

Non capita spesso di essere inviati a mangiare in una struttura ospedaliera. Ancora più inusuale è scoprire che i piatti proposti sono macrobiotici con una forte impronta vegana preparati con prodotti provenienti da coltivazioni biologiche. Questo è ciò che offre Cascina Rosa, un progetto di cucina naturale, nato dalla collaborazione tra l'Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano e l'associazione Salute Donna.
10 novembre 2006 - EP - redazione

Si chiama Cascina Rosa, ed è un progetto diretto dal dott. Berrino (responsabile del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell'Istituto dei Tumori di Milano), che prevede laboratori di educazione alimentare aperti al pubblico per insegnare l'uso appropriato della cucina come strumento quotidiano di prevenzione e salute. La parte preponderante del progetto è uno studio -denominato DIANA- di intervento alimentare per la prevenzione del tumore al seno in giovani donne.

Abbiamo incontrato la dottoressa Michela De Petris, impegnata nello studio di ricerca nutrizionale in campo oncologico presso l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, per capire meglio di cosa si tratta.

Che cos’è il progetto DIANA 3?
DIANA 3 è un progetto di studio che fa seguito ai progetti DIANA 1 e DIANA 2, realizzati rispettivamente nel 1995 e nel 1997, rivolti il primo a donne sane in menopausa e il secondo a donne in menopausa con un precedente tumore al seno. In tutti e tre gli studi siamo partiti dall'ipotesi che un particolare stile alimentare possa controllare alcuni parametri biologici di natura ormonale responsabili della proliferazione cellulare e correlati a un aumento del rischio di cancro della mammella.
Per questo motivo abbiamo deciso di confrontare gli effetti sulla salute di una dieta che prevede un minore consumo di farine raffinate, pane bianco, zucchero, bibite dolci, carne rossa, latticini e un aumento di cereali integrali, legumi, vari semi e verdure. Lo studio DIANA 3, attualmente ancora in corso, è iniziato nel dicembre 2004 e si concluderà a fine 2006.

A chi è dedicato?
È rivolto a donne sane, in età fertile (18- 45 anni), non in terapia ormonale (pillola anticoncezionale, diabete, distiroidismi), disposte a pranzare tutti i giorni presso la mensa di Cascina Rosa e a seguire per i 6-12 mesi di intervento un'alimentazione di tipo vegetariano-macrobiotico (dieta DIANA).
Le donne coinvolte in tutto sono 90 e sono equamente ripartite fra i tre gruppi (A, B e C - l'assegnazione a un gruppo è del tutto casuale), che differiscono fra loro non solo per durata di intervento alimentare, ma anche per tipo di dieta:
- il gruppo A segue la dieta DIANA per i primi 6 mesi dello studio
- il gruppo B segue una dieta DIANA lievemente ridotta in contenuto proteico per tutti i 12 mesi
- il gruppo C segue per i primi 6 mesi un regime alimentare libero e per i restanti 6 la stessa dieta del gruppo B.
Tutte le partecipanti, indipendentemente dal gruppo di appartenenza, vengono sottoposte all'inizio, a metà e al termine del periodo di intervento a visita medica, esami del sangue, questionario psicologico e interviste alimentari.

Perché questo regime dietetico?
La dieta DIANA ha come obiettivo primario quello di ridurre i livelli circolanti di insulina, ormone responsabile dell'aumento di IGF-1 e degli androgeni e, di conseguenza, del rischio di cancro al seno.
Lo scopo della dieta è quello di:
- diminuire il consumo di cibi che fanno aumentare rapidamente la glicemia (zuccheri semplici, cereali raffinati, patate, dolci industriali e bibite zuccherate)
- limitare il consumo di grassi saturi (prevalentemente contenuti nei cibi di origine animale)
- ridurre l'apporto di proteine (soprattutto quelle animali direttamente responsabili dell'aumento di IGF-1)
Ai gruppi B e C è stata proposta una dieta a minor contenuto proteico proprio per tentare di ridurre ulteriormente la produzione di IGF-1.

Quali ingredienti utilizzate in cucina?
Prima di tutto i cereali in chicco (riso, frumento, miglio, avena, farro, orzo, kamut, amaranto, quinoa, grano saraceno, cous cous, boulgur, mais), le farine e le creme di cereali, poi le verdure, crude e cotte, ma sempre di stagione, i legumi (lenticchie, fagioli, ceci, soia, piselli, fave, cicerchie), i semi oleaginosi (sesamo, lino, girasole, zucca), la frutta oleaginosa (noci, mandorle, nocciole, pistacchi, pinoli), quella disidratata (uvette, albicocche, prugne) e quella fresca cruda e cotta di stagione. E poi le alghe (kombu, dulse, arame, wakame, hiziki).

Cosa prevede un pranzo tipo?
Il menu giornaliero, preparato con ingredienti provenienti da coltivazioni biologiche, varia in base a stagione e condizioni climatiche. Essenzialmente è composto da una zuppa, un piatto unico costituito da cerali, verdure e legumi, un dessert.
La zuppa può essere di miso, di verdure, di cereali o di legumi.
Il piatto unico viene composto in modo da rispettare le proporzioni fra i suoi 3 componenti: i cereali occupano un po' più della metà del piatto, le verdure un quarto e i legumi lo spazio rimanente.
Il dessert è un dolce semplice a base di creme o di farine di cereali, frutta disidratata, semi oleaginosi o frutta di stagione.

Quindi si tratta di un regime alimentare di tipo vegetariano macrobiotico.
Qual'è il motivo che vi ha spinto a preferire questa tipologia di dieta?

Perché è sicuramente quella che ci permetteva di poter raggiungere gli obiettivi scientifici che ci eravamo prefissati, consentendoci di:
- favorire il consumo di cereali e farine integrali, a basso indice glicemico;
- promuovere i legumi, i semi e le alghe, ricchi di grassi insaturi, proteine vegetali e minerali;
- incrementare l'utilizzo di verdura, ricca di vitamine e di fibre ad elevato potere saziante.
Il passaggio a questo tipo di alimentazione deve essere graduale per consentire alla persona di riorganizzare la propria quotidianità e alla flora batterica intestinale di gestire nuovi substrati energetici; inizialmente è stato concesso il consumo monosettimanale di carne, salumi, latte e formaggi per avvicinarsi poi alla loro progressiva eliminazione.

In pratica un’alimentazione vegana...
L'alimentazione vegana, se ben condotta e monitorata, rappresenta un validissimo supporto per la prevenzione e la terapia delle malattie cronico-degenerative (tra cui i tumori). La dieta DIANA non è per definizione vegana (è concesso l'uso del pesce e, solo saltuariamente, quello degli altri cibi animali), ma ciò che abbiamo notato è stata la scelta spontanea delle donne DIANA 3 di limitare a tal punto il consumo di alimenti animali da assumerli solo di rado.

Come reagiscono le persone che si trovano di punto in bianco a modificare in maniera così sostanziale le proprie abitudini alimentari?
Alle donne dello studio abbiamo fornito indicazioni su come poter seguire la nostra alimentazione anche a casa (colazione, spuntini e cena) e ricette accattivanti per coinvolgere figli e mariti.
I risultati sono stati eccezionali: quasi tutte le partecipanti hanno trovato in famiglia collaborazione e aiuto, cosa che ha reso loro più piacevole seguire il nuovo stile di vita.

Quali risultati avete ottenuto fino a oggi?
Per ora abbiamo raccolto una grande mole di dati ricavati dalle analisi e dalle visite mediche, dalle interviste e dai diari alimentari. A gennaio inizierà la fase di elaborazione, analisi statistica e interpretazione del materiale.
Anche se il regime alimentare adottato non prevede restrizioni quantitative, grammature e porzioni, abbiamo notato il buon calo di peso realizzatosi in quasi tutte le donne (fino a un massimo di 20 chili in un caso particolare!); la diminuzione delle circonferenza vita (maggiormente correlata con lo sviluppo di patologie cardio-vascolari e neoplastiche) e dei fianchi; il netto miglioramento di glicemia, colesterolo totale, HDL e trigliceridi. I parametri ormonali (insulina, androgeni, estrogeni, IGF-1) verranno valutati complessivamente al termine dello studio, ma, clinicamente, è già possibile rilevare numerosi effetti benefici. Tra questi la regolarizzazione del ciclo mestruale, una diminuzione significativa della dismenorrea (cioè dei dolori legati al ciclo mestruale), una regolarizzazione della produzione di sebo con diminuzione dell'acne e della peluria, un miglioramento dell'odore del sudore e delle secrezioni corporee.
Per l'analisi statistica e la valutazione dell'efficacia dello studio bisognerà aspettare ancora qualche mese, ma ciò che abbiamo piacevolmente notato è stato l'entusiasmo, l'interesse e l'atmosfera che si è venuta a creare fin da subito.
Quanto proposto è stato percepito fin da subito come una maggior attenzione nei confronti della propria salute, la possibilità concreta di conoscere un nuovo stile alimentare (e di vita!) e la presa di coscienza di come sia possibile alimentarsi nel rispetto di tutti gli esseri viventi.
L'impegno è stato grande per tutti: per le partecipanti che tutti i giorni si sono recate a pranzo presso la nostra struttura, per le cuoche e i volontari che sono sempre riusciti a preparare menu vari e golosi nel rispetto del razionale scientifico dello studio, per lo staff medico e organizzativo che ha seguito passo passo l'evolversi del progetto.
Come medico dello studio e anche come donna DIANA 3 (sono stata arruolata nel gruppo B!), posso testimoniare con orgoglio l'importanza scientifica di una dieta basata su cibi prevalentemente di origine vegetale e la novità dell'apertura mentale di strutture di estrema rilevanza come l'Istituto Nazionale dei Tumori verso un'alimentazione etica.

Anche i pasti serviti ai pazienti dell'Istituto dei tumori seguono questi canoni alimentari?
Ovvio che no, purtroppo!
I pasti in mensa per il personale e quelli preparati per i degenti sono tradizionali, fondamentalmente per un discorso di costi, appalti e gusti. Per arrivare a un'alimentazione vegetariano-macrobiotica bisogna fare un percorso di maturazione e crescita individuale che non tutti sono disposti a fare per la loro non conoscenza in materia o per comodità.
Per noi è possibile portare avanti questo tipo di discorso in Cascina Rosa perché fa parte di uno studio scientifico (ne abbiamo appena iniziati altri due: STUDIA e COS 2).
L'apertura su larga scala della nostra proposta è ciò che più di tutto ci auguriamo soprattutto perché deve essere visto come un investimento a tutti gli effetti sulla propria salute (ma anche su quella degli animali e del pianeta): un uomo che si alimenta bene oggi è un uomo che ha meno probabilità di ammalarsi domani, avrà meno bisogno di cure e sarà quindi meno costoso per il Sistema Sanitario Nazionale.
…noi di Cascina Rosa siamo fiduciosi!

chi siamo

chi siamo

invia articolo

segnala un articolo o un evento

pubblicità

per la pubblicità su questo sito

promuovere i propri prodotti e servizi su Veg'zine.it

contattaci

contattaci

site map

site map

Privacy Policy

Powered by PhPeace 2.4.1.62