sperimentazione e vivisezione

I doppi messaggi della comunicazione di massa

Il tema vivisezione negli ultimi anni ha suscitato l’interesse di un numero sempre maggiore di persone che ne chiedono l’abolizione.
Tuttavia esistono strategie differenti per cercare di ottenere risultati concreti.
13 maggio 2006 - Stefano Cagno

Qualcuno ritiene che si possa spingere per l’approvazione di una legge che metta al bando tutti i test sugli animali. Altri ritengono, invece, che si possano ottenere risultati concreti solo procedendo per piccoli passi. Infine esiste chi non crede nelle vie legali.
Così, già alla fine degli anni settanta, nacque nel mondo anglosassone un gruppo che si chiamava Animal Liberation Front (ALF), i cui membri portavano avanti la politica delle azioni dirette. Tra queste anche quelle di liberare gli animali rinchiusi nei laboratori di vivisezione. L’ALF ha messo a segno , soprattutto in Gran Bretagna e Stati Uniti, diverse azioni eclatanti e, pur con metodi illegali e discutibili, a volte sono riusciti a portare fuori dai laboratori materiale che ha permesso la chiusura dei laboratori stessi.
Famoso il caso del professor Gennarelli nell’Università della Pennsylvania che massacrava a martellate le scimmie e per questo tipo di “studi” aveva ricevuto in 11 anni circa 15 milioni di dollari. Gli attivisti dell’ALF diffusero filmati a uso interno che documentavano le atrocità compiute da Gennarelli e così il professore perse i finanziamenti.
Tuttavia, l’iniziale indulgenza dei giudici che riconoscevano agli attivisti di ALF motivazioni ideali e non interessi personali, lentamente lasciò spazio a una linea più dura e le condanne diventarono sempre più pesanti.

In Italia un vero fenomeno ALF non è mai esistito, ma negli ultimi 20 anni alcune persone, singolarmente o in gruppo, hanno compiuto azioni dirette a favore degli animali, alcune anche nei laboratori di vivisezione.
L’ultima di queste è avvenuta recentemente e vale la pena analizzare alcuni aspetti interessanti della vicenda.
Il 27 aprile 2006 un blitz di animalisti al Dipartimento di Farmacologia di Milano ha liberato una quindici di cani beagles, alcuni conigli e forse alcuni roditori. I mezzi di comunicazione di massa, come sempre succede in questi casi, hanno dato ampio risalto alla notizia, dimostrando per l’ennesima volta che al tema della vivisezione sono interessati solo quando avvengono fatti di cronaca di questo tipo.
Uno degli aspetti che maggiormente mi ha colpito è l’estrema varietà di versioni che sono comparse. Ecco alcuni esempi.
Gli animalisti sarebbero entrati a viso scoperto, incappucciati oppure coperti con sciarpe e passamontagna. Non li avrebbe visti nessuno, li avrebbe visti solo un inserviente, solo la segretaria, oppure li avrebbero visti gli studenti presenti nell’Istituto. In alcuni casi è stato scritto che il Dipartimento di Farmacologia avrebbe denunciato il furto solo dopo ventiquattro ore.
L’aspetto più interessante da analizzare è la modalità con cui sono state rilasciate le interviste da alcuni ricercatori del Dipartimento di Farmacologia nei giorni successivi al blitz.
Ricordo benissimo che nella prima, rilasciata appena è diventata di pubblico dominio la notizia, un rappresentante del Dipartimento si era affrettato a dichiarare che i cani rubati non soffrivano, perché l’esperimento consisteva soltanto in alcuni prelievi di sangue per eseguire dosaggi ormonali. Del furto di conigli e roditori nemmeno un accenno.
A questo messaggio esplicito ne corrisponde un altro implicito: se gli animali stavano bene gli “stupidi” animalisti non avevano nessun motivo per portarli via (messaggio rassicurante).
Si sa, però, che la gente è ogni giorno bombardata da moltissime notizie che non agevolano la memoria e così, probabilmente approfittando di ciò, un paio di giorni dopo i ricercatori hanno rilasciato dichiarazioni decisamente differenti.
Gli animali rubati al Dipartimento di Farmacologia stavano partecipando a una ricerca su un vaccino contro il vaiolo e quindi sono potenzialmente pericolosi e in grado di infettare soprattutto i bambini. Altre fonti invece parlavano dell’impiego del vaccino per il vaiolo per studiare un’altra patologia.
Messaggio implicito: gli animalisti sono dei criminali perché mettono in pericolo la salute umana e in particolare quella dei bambini cui nessuno, nemmeno la persona dal cuore più duro, può rimanere indifferente (messaggio inquietante).
Altre fonti affermavano che il rischio di contagio era più elevato nei primi giorni. Se così fosse, mi domando, perché informare la gente di questo pericolo in ritardo, ossia quando lo stesso probabilmente è già stato superato? Ovviamente molte persone hanno iniziato a bombardare i centralini delle ASL, soprattutto a Milano, in cerca di maggiori informazioni su un pericolo che deriverebbe dal contatto con i conigli infetti, quando tutti sanno che l’eventualità di incrociare per la strada a Milano un coniglio è estremamente rara.
Un ultimo aspetto di questo strano avvenimento di cronaca andrebbe approfondito, eventualmente anche dagli organi competenti. Esistevano le dovute autorizzazioni per eseguire ricerche tanto pericolose, ammesso che tutto ciò non sia un’invenzione? I luoghi che sono stati filmati dalle televisioni, all’interno del Dipartimento di Farmacologia, sembravano normali gabbie dentro le quali si possono tenere animali non infetti e con i quali ognuno che passa può avere un contatto diretto, se lo vuole. Quali norme di protezione per l’ambiente e la salute dei lavoratori sono state messe in atto da quando era iniziato un esperimento tanto pericoloso?
Spero, anche se dubito, che su tutta questa faccenda venga fatta chiarezza, ma si sa che la vivisezione sopravvive proprio grazie all’assoluta non chiarezza di tutto quanto ruota attorno a questa pratica sempre più contestata anche all’interno dell’ambiente scientifico.
In ogni caso colpisce la doppiezza delle dichiarazioni dei ricercatori che in momenti differenti hanno mandato alla gente messaggi differenti, se non opposti, che sembra abbiano più le caratteristiche degli spot pubblicitari che di una reale informazione.

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