consumi

Ne uccide più l'indifferenza che la spada

Dice un proverbio popolare: lontano dagli occhi, lontano dal cuore. Ma quanto costa
al mondo la nostra miopia?
13 maggio 2006 - EP - redazione

Ha fatto sicuramente scalpore l'intervista rilasciata tempo fa da Ken Livingstone al quotidiano britannico The Indipendent, in cui il sindaco di Londra dichiarava che da 15 mesi nessun menbro della sua famiglia tira lo sciacquone dopo aver fatto pipì. Una scelta ecologista precisa, per dare il buon esempio ai londinesi che consumano circa il 30% d'acqua in più dei francesi e rischiano di trovarsi a breve con i rubinetti asciutti.
Certamente una notizia curiosa, ripresa, non senza ironia, dai mezzi di informazione anche del nostro paese.
Pochi giorni dopo l’Unicef dichiarava che, nonostante le piogge, nel Corno d'Africa 40.000 bambini sono in pericolo di vita a causa della siccità.
Questa notizia non ha avuto, purtroppo la stessa rilevanza della prima. Anzi, a parte le agenzie e i canali di informazione alternativi è passata praticamente inosservata.
Sempre l’Unicef, ha presentato recentemente il Rapporto sulla nutrizione 2006, lanciando un preoccupante allarme: nei Paesi in via di sviluppo, oltre un quarto dei bambini sotto i 5 anni è sottopeso e molti di questi sono a rischio di sopravvivenza.

Debellare la povertà estrema e la fame
I governanti di 189 paesi, sei anni fa, si sono impegnati a raggiungere entro il 2015 “Otto Obiettivi di Sviluppo” e debellare la povertà estrema e la fame entro il 2015 è il primo di questi. A sostegno di questi obiettivi -una sorta di patto globale fra Paesi ricchi e Paesi poveri- le Nazioni Unite hanno lanciato in tutto il mondo la campagna No excuse 2015.
A sei anni di distanza, il Rapporto sulla nutrizione 2006 dell'Unicef illustra una situazione ancora molto preoccupante e lontana da una soluzione. Nonostante alcuni risultati positivi, soprattutto in Botswana, sono molti i paesi che non hanno risolto le crisi alimentari causate principalmente da siccità, conflitti, abitudini alimentari inadeguate e ripetute epidemie di malattie come diarrea e malaria.
In alcuni paesi, come ad esempio nell'Africa sub-sahariana, è l’AIDS a lasciare milioni di bambini senza i genitori e quindi senza il principale sostegno di cui hanno bisogno per essere nutriti e accuditi.
Ogni anno i decessi infantili dovuti a carenze nutrizionali superano i 5,6 milioni di morti. Nei Paesi in via di sviluppo oltre 146 milioni di bambini sono sottopeso. La metà -73 milioni circa- abitano in Bangladesh, India e Pakistan.
Il Direttore Generale dell'UNICEF, commentando questi dati, ha sottolineato che si tratta solo della punta dell'iceberg: "Per ogni bambino visibilmente denutrito, ve ne sono molti altri che combattono una crisi nutrizionale nascosta. Molti hanno gravi carenze di vitamine e minerali fondamentali, quali iodio, vitamina A e ferro". Carenze che indeboliscono il fisico e non permettono di affrontare nemmeno le malattie più banali.

Dalla denutrizione all’obesità
Anche nei paesi in via di sviluppo -come nei paesi industrializzati- si iniziano a registrare grandi disparità: al sottopeso alla nascita, comune tra i poveri e le minoranze etniche, è subentrato in alcuni paesi un preoccupante stato di obesità infantile. Il legame tra obesità e qualità del cibo consumato è ormai accertato. Fino a oggi sono gli Stati Uniti a detenere il primato negativo (un bambino su sei è sovrappeso), ma da quando i produttori di fast food e cibo spazzatura sono arrivati nei paesi in via di sviluppo, l'incidenza dell'obesità sta subendo un allarmante aumento anche in queste zone.

Non solo cibo
È chiaro che le cause della denutrizione devono essere cercate nella povertà, nella mancanza d'istruzione, nelle disuguaglianze e nella distribuzione iniqua delle risorse.
Secondo il calcolo dell’impronta ecologica, quantificata in base alle risorse disponibili, ogni abitante della Terra avrebbe a disposizione 18.800 mq di territorio. Un americano medio ne divora, da solo, 96.000.
Europei e americani, che rappresentano solo l'11% della popolazione mondiale, divorano il 70% delle risorse alimentari. Il paradosso è che nutriamo gli animali destinati all’alimentazione umana fino a ingozzarli, sprecando milioni di tonnellate di cereali, pur sapendo ormai bene che per produrre un chilo di carne sono necessarie risorse sette volte superiori a produrre un chilo di grano.
Senza contare gli sprechi. Quanta acqua ogni giorno lasciamo correre nel lavandino o, secondo l’esempio di Livingstone, attraverso lo sciacquone del WC?
Quanto cibo compriamo, cuciniamo e poi buttiamo?
Per debellare il problema della fame e della denutrizione infantile occorrerà ben più di una semplice ridistribuzione del cibo.
Dovremo iniziare a guardare ciò che facciamo ogni giorno. Solo in questo modo riusciremo a garantire che la Terra sia abitabile per tutti e anche dalle generazioni future.

Note

I punti essenziali del Rapporto Unicef 2006 sulla nutrizione sono pubblicati sul sito http://www.unicef.it.
L’indirizzo del sito web della campagna della Coalizione contro la povertà Niente scuse lo trovate all’indirizzo http://web.nientescuse.it; quello della campagna delle Nazioni Unite
No excuse 2015: http://www.millenniumcampaign.it.

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