sperimentazione e vivisezione

Oblio della ragione, anestesia delle coscienze

Quali sono gli aspetti psicologici che la paura provoca nella gente che non ha strumenti tecnici per valutare correttamente le situazioni di pericolo?
30 gennaio 2006 - Stefano Cagno

La sensibilità è qualcosa di assolutamente soggettivo e quindi in grado di variare moltissimo da persona a persona. Tuttavia esistono alcune situazioni che colpiscono la sensibilità di quasi tutti e stimolano lo stesso tipo di emozioni. Se, ad esempio, un adulto picchia violentemente un bambino, il 99,9% delle persone condanna in maniera assoluta questo gesto e ne rimane turbata emotivamente.
Esistono però eventi che azzerano la sensibilità della maggioranza delle persone. Di solito ciò avviene quando la gente si sente in pericolo e quindi si mette, inizialmente, in un atteggiamento di difesa, mentre, in seguito, può agire aggressivamente contro il pericolo. Insomma una specie di legittima difesa: se io individuo un pericolo grave, ad esempio potenzialmente mortale, mi sento autorizzato a distruggerlo. Il paventato e fumoso rischio di un'epidemia d'influenza aviaria è uno di questi eventi.
Negli ultimi tempi abbiamo assistito in televisione a comportamenti che in qualsiasi altra situazione avrebbero fatto gridare allo scandalo ogni persona un minimo sensibile.
Quante volte siamo stati informati, ad esempio, di cani denutriti, bastonati o tenuti alla catena in maniera disumana? Oppure di gatti feriti gravemente, accecati, o in generale sui quali erano stati compiuti atti di grande crudeltà? Moltissime volte! E in tutti questi casi migliaia di persone hanno telefonato alle televisioni, ai giornali ed alle radio per chiedere di potere accogliere questi animali sfortunati nella loro casa. In teoria queste storie potrebbero essere raccontate anche in questi giorni, magari sullo stesso telegiornale in cui sono anche presentate le immagini delle stragi di polli. Se ciò dovesse avvenire si assisterebbe ad un vero e proprio caso di dissociazione della sensibilità da parte degli spettatori.
Questi, infatti, sarebbero costretti ad assistere anche alle quotidiane immagini con polli presi come oggetti e buttati in gabbie strapiene o sui camion, schiacciati o sotterrati ancora vivi. Tuttavia, in questo caso, molti che si sarebbero sentiti scandalizzati e feriti nella propria sensibilità dagli atti crudeli, precedentemente ricordati, verso cani e gatti, accetterebbero senza problema i trattamenti, ancora più crudeli, riservati ai polli. Molti, infatti, da tali comportamenti si sentirebbero più protetti, come se il trattamento brutale riservato a tanti esseri viventi e senzienti, in qualche modo, possa placare le nostre ansie ipocondriache. O forse, quasi una vendetta verso questi animali, per altro assolutamente incolpevoli per quanto sta succedendo.
La realtà, però, è andata persino oltre. La paura planetaria verso una malattia, la cui gravità sembra più mediatica che reale, almeno nel ricco mondo occidentale, ha già stimolato comportamenti più simili alla caccia alle streghe, piuttosto che realmente preventivi.
A Bali, nel villaggio di Bolangan, sono stati bruciati vivi in piazza circa 230.000 polli. Eppure come afferma Agostino Macrì dell'Istituto Superiore di Sanità: " Bruciare i polli nelle piazze è un'assurdità, perché il trasporto di animali vivi nelle piazze e il contatto con la popolazione aumenta la diffusione del virus". Così il fuoco di purificazione, a cui fanatici religiosi ricorsero spesso nei secoli passati, torna a distanza di tanto tempo. Prima le streghe, incarnazioni del demonio e portatrici di peccato, ora i polli portatori di una malattia, della quale, per altro, possiamo ringraziare solo i nostri simili.
E nel fuoco del 2006 bruciano la ragione e secoli di difficile e lento progresso etico.
Infine alcune riflessioni sulla opportunità di mostrare le dure e crude immagini dello sterminio di polli che si sta compiendo in tutto il mondo, attraverso i brutali mezzi che abbiamo già citato. So che alcuni animalisti sono assolutamente contrari. Io, invece, sono assolutamente favorevole: che si possa vedere la cattiveria e la brutalità con cui stiamo cercando di esorcizzare i nostri fantasmi! Perché non dovremmo vedere tutto ciò? Forse che tale comportamento potrebbe evitare qualche morte e qualche sofferenza? Non ci troviamo di fronte a qualche "reality show" nel quale i protagonisti fanno il possibile per potersi mettere in mostra, ma che se non osservati si comporterebbero in maniera differente: in questo caso siamo di fronte ad un "reality" è basta! E allora che la gente sappia e veda quel che succede. Qualcuno ha detto che durante il nazismo tante persone non sapevano cosa accadeva agli ebrei nei campi di sterminio. Non sono uno storico e non posso essere certo dei miei giudizi, anche se ho qualche serio dubbio che molti non sapessero.
Adesso, invece, in questo caso, tutti devono sapere e vedere, in modo che un giorno tutti quelli che non hanno alzato un grido di protesta ed indignazione possano essere considerati complici delle efferatezze che stiamo perpetrando.
Tutto ciò potrebbe stimolare la cosiddetta umanità a ritrovare al più presto un minimo di lucidità mentale e di coscienza etica, perché altrimenti l'influenza aviaria dovrà essere considerata più che una malattia infettiva, una collettiva perversione mentale.

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