scelte di vita

L’anima nel piatto?

Che il cibo abbia anche un impatto emotivo è fuor di dubbio. Ma che la repulsione “inspiegabile” per un dato alimento possa essere un “messaggio” che il nostro “nucleo” ci invia, forse, non è esperienza condivisa. Eppure, in più d’un caso, l’insistente rifiuto verso un alimento ha significato l’avvio di un cambiamento di regime alimentare che è poi sfociato in un percorso evolutivo spirituale.
14 aprile 2010 - Nicla Vozzella

Eggs All’inizio era la carne…
Il primo “messaggio” dal mio nucleo, o dalla mia anima che dir si voglia, riguardava la carne. Pur non essendone mai stata una grande mangiatrice, talvolta non disdegnavo una bella bistecca, mezzo pollo allo spiedo, prosciutto crudo e melone o una pasta al ragù – mai amati invece brasati, arrosti, bolliti, selvaggina e il cosiddetto quinto taglio (fegato, reni, cervello etc.) – nonostante queste abitudini alimentari consolidatesi sin dall’infanzia a un certo punto la carne proprio non mi andava più giù. Dapprima storcevo il naso di fronte al ragù (il misto di carne e pomodoro prese a disgustarmi); poi fui costretta a riempire di senape le bistecche per poterle mangiare; pian piano cominciò a darmi fastidio l’odore della carne di pollo e alla fine abbandonai anche il prosciutto crudo.

Poi fu il momento del pesce…
Forte dei consigli di vari nutrizionisti implementai le razioni di pesce… Ben presto, però, l’amata sogliola o il nasellino, o il filetto di merluzzo che un tempo cucinavo al vapore con l’aggiunta di un filo d’olio e un po’ di spezie cominciò a darmi fastidio al palato. La consistenza della carne di pesce mi disturbava. Quando poi rifiutai il fritto misto e gli sgombri in insalata per i quali stravedevo cominciai a rendermi conto che era giunto il momento di dare un taglio netto a tutti gli alimenti che prima di stare nel mio piatto erano vivi. E così, via dalla mia dieta anche il pesce.

Un nuovo stile di vita
L’avvio di un’alimentazione totalmente vegetariana e, per quanto possibile, biologica, ebbe ripercussioni sulla mia spiritualità. Mi risultava più semplice entrare in meditazione e anche entrare in stati alterati di coscienza, per esempio, l’autoipnosi. Pian piano il mio modo di vedere la vita e di relazionarmi con gli altri subì rilevanti modificazioni.
Il “regime” vegetariano, intrapreso senza alcuno sforzo e senza rigidità – è stato un percorso del tutto naturale – si è protratto per circa un anno.
Parallelamente cambiò anche il genere di letture e di studi e mi divenne sempre più congeniale approfondire materie poco attinenti alla mia formazione che – di base – resta una formazione scientifica.
Mi accorsi che migliorava la percezione interna del mio corpo, il cosiddetto “pensiero laterale” veniva sollecitato, la resistenza allo stress si faceva meno problematica, cominciavo anche a percepire meglio i corpi energetici miei e degli altri, le intuizioni diventavano più lucide.
Insomma la consapevolezza d’essere un insieme di mente-corpo-spirito divenne chiara.

Addio anche alle uova?
Pian piano, però, le mie percezioni emotive rispetto al cibo che mi trovavo nel piatto cominciarono a cambiare di nuovo. Le quattro uova che mangiavo a settimana, diventarono due e, fra l’altro, ogni volta che rompevo il guscio per cucinarmi un uovo al tegamino o una frittata provavo una sensazione d’angoscia profonda alla bocca dello stomaco; in più l’odore dell’uovo e la vista di quel tuorlo che galleggiava sull’albume cominciò a disturbarmi profondamente.
E così, ora ho detto addio anche alle uova. Continuo a magiare, anche se saltuariamente formaggio di capra o di pecora (il latte vaccino lo avevo bandito anche da onnivora) e mi domando se presto o tardi la mia alimentazione subirà un’ulteriore modificazione e diverrò vegana.

Il bilancio di un’esperienza
Che dire di questa mia esperienza, che resta ovviamente del tutto personale e soggettiva… Credo che la nostra anima ci possa parlare anche “dal piatto”. A me per lo meno è successo così.
Partendo dal presupposto che mente-corpo-spirito costituiscono un’unità indissolubile credo che possa essere conveniente ascoltare il riverbero emotivo che alcuni alimenti sollecitano in noi.
Le medicine tradizionali sembrano sostenere questa visione dove il cibo assume anche la valenza di uno strumento che può contribuire a far evolvere il nostro nucleo, la nostra anima, o come la si voglia chiamare.
Mettersi in ascolto del proprio corpo, delle proprie emozioni, significa infondo – proprio per quel principio di indissolubilità che lega l’unità mente-corpo-spirito – mettersi in ascolto della propria anima… se lei ci spinge a cambiare il nostro stile di vita probabilmente significa che per “evolvere” in questa incarnazione ha bisogno di un corpo che glielo consenta… almeno questa è la mia opinione.

Note

Nicla Vozzella giornalista, da anni si occupa di salute e prevenzione. Ha collaborato con riviste mediche specialistiche e dirette al vasto pubblico. Svolge Consulenza Orientativa Integrata (COI) con l’ausilio dei Fiori di Bach. È direttore di AnthroposMagazine.com.
Ha pubblicato numerosi libri con Red! tra cui: Quando il figlio non arriva, Sogni e salute, Per piacere e per salute, Introduzione all’agopuntura, Introduzione all’osteopatia.
Con Guide Meravigli ha pubblicato Quale cura una guida introduttiva per orientarsi nel vasto panorama delle “altre” medicine considerando anche l'etica vegetariana.
A maggio prossimo uscirà in libreria il suo ultimo libro Io mangio vegetariano L’alimentazione vegetariana, scelta di vita e di salute edito da Urra - Apogeo .

chi siamo

chi siamo

invia articolo

segnala un articolo o un evento

pubblicità

per la pubblicità su questo sito

promuovere i propri prodotti e servizi su Veg'zine.it

contattaci

contattaci

site map

site map

Privacy Policy

Powered by PhPeace 2.4.1.62