salute

L'ospedale secondo Veronesi: pazienti tutti vegetariani

Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale ed ex ministro della sanità, ripropone la sua idea di ospedale modello e punta sull'alimentazione: "Noi vorremmo che i nostri pazienti diventassero tutti vegetariani", perché "questo istituto deve avere anche una funzione educativa" e "dobbiamo dare anche l'esempio di una giusta alimentazione".
24 marzo 2010
Fonte: Adnkronos Salute

Umberto Veronesi L'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano raddoppia e inaugura una seconda struttura, lo Ieo 2-Day Center, dove Veronesi riassume la sua missione: "Vorremmo introdurre una quantità di innovazioni che spazzi via la vecchia cultura ospedaliera del passato. L'ospedale deve essere innanzitutto parte della comunità. Il paziente si deve sentire quasi a casa propria. Deve avere i parenti tutto il giorno con lui per rincuorarlo, per aiutarlo. Deve avere una camera singola solo per lui. Perché se nessuno andrebbe in un albergo a dormire con uno sconosciuto, non vedo perché un malato debba dormire con persone che non conosce e che possono anche volere una privacy per confidarsi con i propri familiari". E nei piatti dei malati una dieta rigorosa: "Noi vorremmo che i nostri pazienti diventassero tutti vegetariani", perché "questo istituto deve avere anche una funzione educativa" e "dobbiamo dare anche l'esempio di una giusta alimentazione".

L'Ieo 2 sarà operativo dagli inizi di aprile e punta a garantire percorsi super-rapidi per i malati di cancro: dalla diagnosi al trattamento in un giorno, massimo due o tre. Il nuovo Day Center di via Ripamonti "materializza e rende concreta un'idea di medicina che coltiviamo da molti anni", dice Veronesi. I progressi in prevenzione, diagnosi precoce e terapia "hanno cambiato volto alla cura del cancro, rendendola più efficace e più attenta alla qualità di vita del malato". Ma "ora anche l'ospedale deve cambiare".

Il luogo di cura del futuro "deve proiettarsi verso la popolazione e organizzarsi per una medicina sempre più preventiva" e su misura, "orientata alle caratteristiche e ai bisogni della persona. Il nuovo ospedale deve essere più umano, più accogliente per chi varca le sue soglie con un carico di ansia spesso molto pesante e in una situazione di debolezza psicologica". Proprio in quest'ottica l'oncologo auspica strutture sempre più simili a una casa, anche nei 'ritmi'. Basta pranzi serviti alle 11 e cene alle 18, insiste da sempre l'oncologo.

L'ospedale, continua, "da luogo di sofferenza deve diventare luogo di speranza. Bisogna comunicare al paziente l'aspettativa di un totale recupero, la fiducia nel futuro", insegna Veronesi. "Già oggi le percentuali di guarigione da un tumore sono pari in media all'80%, ma possono superare il 90% per il seno e arrivano al 95% per la prostata. Il medico ha il dovere di comunicare al paziente le sue reali condizioni, ma deve arricchire il suo messaggio con un forte contenuto di speranza. Il momento della diagnosi rappresenta infatti una frattura nella vita di una persona. E il medico deve accompagnare il malato in tutto il suo percorso", aiutandolo a superare "la ribellione che scatta davanti a una diagnosi di cancro".

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