Niente carne, una scelta etica

Riccardo Trespidi: «Così si salvaguardano anche ecologia ed economia globale». Il medico sarà al congresso mondiale dei vegetariani
Lorenza Costantino
Fonte: L'Arena di Verona - 25 luglio 2008

«Essere vegetariano? Una scelta strettamente personale», così la pensa la maggior parte della gente. Opinione diffusa, questa, che trova però una voce contraria in Riccardo Trespidi, medico veronese di medicina generale, presidente di «Medicina non violenta» e responsabile scientifico dell’associazione nazionale dei vegetariani, alla cui schiera appartiene da ben trent’anni.
«La decisione di non mangiare carne non è una semplice preferenza individuale», puntualizza. «Essere vegetariani significa difendere i diritti umani, prima ancora di quelli degli animali, e in più salvaguardare l’ambiente. E tutto ciò, con la certezza scientifica che la dieta vegetariana non fa male alla salute. Anzi, ci preserva da obesità, diabete, arteriosclerosi e da altre malattie cosiddette "del benessere"».
Si entra, insomma, nel campo della «Scienza nutrizionale etica», in cui la medicina s’intreccia con l’ecologia e l’economia, intese in senso globale. «Un ambito ancora poco considerato, ma sancito dal codice di deontologia medica sottoscritto nel 2006».
Proprio di questo parlerà Trespidi, unico relatore italiano, durante il 38° congresso mondiale dei vegetariani, che si terrà a Dresda tra il 27 luglio e il 3 agosto.
Qualche anticipazione. «Parliamo di diritti umani. In un mondo in cui più di un miliardo di persone vive il dramma della fame e non ha accesso all’acqua pulita», continua Trespidi, «la metà dei cereali raccolti ogni anno va a nutrire i tre miliardi di capi d’allevamento. Occorrono trentamila litri d’acqua, tra abbeveraggio della bestia e del fieno che mangia, per produrre un solo chilo di carne di manzo. Non è un controsenso?».
Del resto, la Fao è giunta da tempo a una conclusione: per riequilibrare le risorse mondiali non si può agire solo nei Paesi poveri, ma bisogna ridurre gli sprechi in quelli ricchi dove, al contrario, aumenta l’incidenza di malattie legate a un’alimentazione eccessiva.
«Se poi si parla di inquinamento ambientale», spiega ancora Trespidi, «si deve tener conto che il bestiame produce, con le sue scorie, il 18 percento dei gas serra».
E infine gli animali: «Molti di noi si ritengono persone sensibili. Basterebbe la visita a un allevamento intensivo o a un macello per non trovar più il coraggio di mangiare carne».
E finiamo con le rassicurazioni mediche: «Non ci sono dubbi. Un’alimentazione povera di carne e ricca di vegetali è una garanzia per mantenerci in buona salute. In questo modo, infatti, vengono ridotti i grassi saturi che, depositandosi nei vasi sanguigni, provocano ipertensione e infarto. La "dieta verde", invece, ci fornisce senza alcuna controindicazione tutte le sostanze che servono al nostro corpo».
A chi ispirarsi nel cammino verso il vegetarianesimo? C’è l’imbarazzo della scelta: il genio rinascimentale Leonardo da Vinci, la "grande anima" Gandhi e lo scienziato per antonomasia, Albert Einstein. E poi si starebbe in buona compagnia: in Italia, aiutati dalla dieta mediterranea, abbiamo la più alta percentuale di vegetariani d’Europa, 3 milioni secondo i dati Eurispes.

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