scelte di vita

I tempi stanno cambiando... anche a tavola

Una celeberrima canzone di Bob Dylan, scritta nel lontano 1964, s’intitolava The times they are a-changin’, ossia i tempi stanno cambiando. Il pezzo è diventato famoso perché descriveva in maniera perfetta i mutamenti sociale di quel periodo. Ma è ancora attualissimo se pensiamo ai cambiamenti nella relazione esseri umani-animali.
14 maggio 2010 - Stefano Cagno

Sempre più frequentemente si sente parlare delle varie problematiche relative agli animali e sempre più persone asseriscono che anche questi ultimi possiedono diritti come quelli al benessere, a un equo trattamento e alla vita. vegan lunch
Tutto il discorso del vegetarismo entra a pieno titolo nel più vasto arcipelago della difesa degli animali, poiché una delle forme più sistematiche, gravi e violente di prevaricazione dei diritti degli animali è proprio legata agli allevamenti, soprattutto intensivi, per scopi alimentari. In questo caso, infatti, miliardi di mucche, vitelli, pecore, galline, suini e molte altre specie, ogni anno sono uccisi per diventare cibo, soprattutto nei paesi più ricchi del mondo. La morte, però, rappresenta solo il momento finale e liberatorio di una vita fatta esclusivamente di sofferenze e privazioni, condotta di solito negli allevamenti intensivi, costruiti e studiati con l’unico scopo di aumentare i profitti. Per ottenere ciò gli animali sono tenuti in spazi esigui, spesso incapaci anche di voltarsi, isolati dai propri simili, alimentati in maniera innaturale, ma utile ad accrescerne velocemente il peso corporeo.
Oltre venti anni fa, l’avere conosciuto questa tragica realtà, mi spinse alla decisione di diventare vegetariano e allora, questa mia scelta, era considerata da molte persone, e anche da alcuni “amici degli animali”, come una bizzarria o un segno di scarsa sanità mentale.
I tempi, però, sono cambiati e stanno cambiando velocemente.
Così, quando vado da qualche parte per una conferenza, soprattutto sulla vivisezione, mi trovo a mangiare con parecchi vegani. Insomma, nel giro di venti anni, sono passato da una posizione che era considerata estremista, a una considerata moderata.

I vegani non consumano alcun alimento animale e quindi, non solo quelli che derivano dall’uccisione, ma anche uova, latte e formaggi. Questa scelta è sicuramente estrema e più difficile da portare avanti, rispetto a quella semplicemente vegetariana e, lo ammetto, probabilmente per pigrizia non sono ancora diventato vegano. Tuttavia, da qualche tempo, ho iniziato a fare delle scelte parziali che limitano il mio consumo di derivati animali e credo che ogni vegetariano dovrebbe almeno porsi questo problema.
In un settore come quello degli allevamenti intensivi, a dir poco allucinante per il benessere degli animali, la produzione delle uova è uno dei settori più tragici. Le galline passano la loro breve vita - non più di due anni - dentro gabbie grandi come un foglio A4, per intenderci quello che si usa per le fotocopie. Il pavimento, di solito, è una grata di metallo inclinata all’indietro, in modo da fare rotolare le uova in un condotto di raccolta, la luce è sempre accesa e le galline sono spinte a produrre un numero d’uova ben oltre quello che farebbero naturalmente. Quando gli animali non sono più utili alla produzione, vengono uccisi, ma non possono essere utilizzati per l’alimentazione umana, perché la carne è diventata tanto dura da non essere commestibile. Di solito le carcasse diventano cibo per altri animali o concime. Per quanto riguarda, invece, la produzione di pulcini, le femmine diventano galline ovaiole, i maschi vengono gettati vivi in un tritacarne e così eliminati, perché industrialmente non produttivi.
Da diversi anni ho trovato una soluzione a questo problema, non vegana, ma credo più accettabile rispetto al consumo indiscriminato delle uova: acquisto e utilizzo solo quelle che derivano da allevamenti con animali a terra. Un po’ di tempo fa trovarle era un’impresa difficile, ma da quando vi è l’obbligo di indicare su ogni singolo uovo la provenienza e le grandi catene di distribuzione hanno introdotto i prodotti biologici, tutto è diventato più facile.

Le mucche da latte sono anch’esse tenute in spazi angusti, costantemente stimolate con ormoni al fine di aumentare al massimo la produttività di questi animali. Tutto ciò rende il latte stesso molto insalubre, basti pensare che negli ultimi anni si è assistito a un aumento vertiginoso dei casi di pubertà precoce, soprattutto nelle bambine che iniziano ad avere le mestruazioni anche a sette/otto anni e il principale indiziato è proprio il consumo di latte, contenente residui degli ormoni dati alle mucche per stimolare la produzione del latte.
A ciò si deve aggiungere che nella comunità scientifica si moltiplicano le voci che ritengono il latte d’origine animale, scarsamente digeribile per la nostra specie e fonte di molte allergie e quindi da evitare o consumare con molta moderazione. Per sostituire quest’alimento, oggi esistono diverse alternative vegetali, la più semplice da trovare è il latte di soia, proposto in diverse formulazioni. Personalmente da qualche tempo non bevo più latte, anche se potrebbe essere presente in alcuni cibi che consumo.

Infine tutti i vegetariani non dovrebbero dimenticarsi che la maggior parte dei formaggi contengono il caglio e per ottenerlo bisogna uccidere gli animali. Questo discorso, quindi, non dovrebbe riguardare solo gli aspiranti vegani, ma anche i vegetariani, perché l’assunzione dei formaggi diventa una contraddizione rispetto ai propri ideali e alle proprie scelte. Anche in questo caso, però, esistono ottime soluzioni. Alcune ditte, infatti, producono formaggi per i quali è utilizzato un caglio vegetale che, per esperienza personale, non modifica minimamente il sapore originale.

Credo che tutti i vegetariani dovrebbero considerare con ammirazione i vegani, poiché capaci di difendere i diritti degli animali in maniera più coerente, ma anche più difficile, rispetto a quanto facciamo noi. Soprattutto, però, anche se non siamo in grado di fare la loro stessa scelta, dovremmo avere sempre l’obiettivo, almeno, di diminuire al massimo il consumo di prodotti d’origine animale o, meglio ancora, scegliere quelli che non hanno creato sofferenza.

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