Basta con gli animali

Stop alle sperimentazioni tossicologiche sugli animali.
22 febbraio 2008 - Luca Saitta
Fonte: galileonet.it

Il 15 febbraio scorso, al congresso dell'American Association for the Advancement of Science (Aaas), le tre più importanti agenzie governative – il National Institutes of Environmental Health Sciences (Niehs), sperimentazione il National Human Genome Research Institute (Nhgri) e l'Environmental Protection Agency (Epa) – hanno annunciato un impegno comune a favore della tossicogenomica, la tossicologia basata sull'osservazione in vitro delle reazioni delle cellule alle molecole. L'intenzione è promuovere – in una strategia di medio/lungo termine - una progressiva riduzione dei test effettuati sulle cavie, ritenuti troppo lunghi da condurre ed eccessivamente dispendiosi. Le linee guida del protocollo sono state illustrate in un recente articolo su Science.

“Da sempre le verifiche di tossicità sono realizzate attraverso l'iniezione delle sostanze chimiche su animali, l'osservazione dei loro tessuti al microscopio e la verifica della manifestazione di eventuali patologie”, ha detto Francis Collins, direttore del Nhgri. “Questo approccio, pur avendo dato in passato risultati importanti, è tuttavia eccessivamente oneroso in termini di tempo e denaro e comporta l'utilizzo di un numero troppo alto di cavie. Senza contare, comunque, che non si può mai avere la certezza precisa degli effetti di una sostanza chimica sugli uomini”.

Secondo le tre agenzie questa strategia potrà determinare una rivoluzione nelle modalità di ricerca. “Invece di basarci su una singola cavia come unico oggetto di analisi, si studieranno le alterazioni del materiale genetico cellulare dopo avere applicato un composto, a concentrazioni e per durate di tempo variabili, su ogni tipo di cellule: da quelle renali, alle epatiche, dalle pancreatiche, alle cerebrali”, continua Collins.

Questo metodo – grazie al suo alto livello di automazione e rapidità – permetterà di ridurre considerevolmente i costi. Si prevede, infatti, che in una prima fase del programma, articolata in cinque anni, utilizzando le modalità di screening ad alta velocità sviluppate nel corso del progetto sul genoma umano, si potranno realizzare oltre 10mila test al giorno su cellule e molecole (invece dei 10-100 l'anno permessi oggi basandosi sui roditori). “Ciò non toglie, tuttavia, che ci vorrà ancora molto prima che si possa arrivare a porre fine alle sperimentazioni sugli animali”, conclude Collins.

Da tempo la scienza e la politica si stanno interrogando su come limitare il ricorso ai test su cavie nelle industrie chimiche, cosmetiche e farmaceutiche. Sul fronte comunitario la direttiva europea emanata nel 1986 sulla protezione degli animali utilizzati nella sperimentazione e per altri fini scientifici ha dato un impulso importante - sia sul piano operativo che normativo – non solo allo sviluppo di metodologie alternative, ma anche alle modifiche di metodi già esistenti e all’introduzione di nuovi criteri nelle linee guida internazionali (Le alternative possibili).

In particolare l'input di Bruxelles è stato importante proprio in relazione alla tossicologia, l'ultima tra le discipline biomediche (anche a causa della mentalità conservatrice del relativo ambiente accademico) ad adottare approcci innovativi sia nei modelli di studio che nelle tecnologie adottate (La questione della sperimentazione animale).

L'attenzione agli approcci cellulari e molecolari, infatti, è stata posta solo a partire gli anni Ottanta-Novanta, e questo non solo a causa della standardizzazione, della riproducibilità e della significatività statistica dei risultati, ma anche per i minori costi e la tempistica assai più breve di lavoro. In questo contesto, tuttavia, non sono mancati gli attacchi degli ecologisti, che hanno denunciato politiche dall'andamento contraddittorio e dai risultati meno efficaci rispetto alle intenzioni di programma. Come la direttiva Rech, per esempio, il sistema di registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche adottata dalla Commissione europea esecutiva nell’ottobre 2003 e che prevede l’obbligo di registrazione per tutti i composti (anche quelli usati da decenni) prodotti o importati in quantità maggiori a una tonnellata l’anno (Reach al bivio).

Dopo anni di dibattito - che hanno visto i reiterati tentativi di affossamento da parte del fronte industriale - il testo adottato alla fine è stato segnato da forti modifiche rispetto a quello originario, suscitando le proteste delle associazioni ambientaliste che lo hanno valutato come un accordo al ribasso rispetto alle sue finalità originarie. (Reach, è accordo al ribasso).

Stop and go che non arrestano, tuttavia, un processo di cambiamento che sembra ormai tracciato, anche perché sostenuto dallo scetticismo sempre più diffuso di molti ricercatori nei confronti degli esperimenti sugli animali. L'obiezione generale è stata espressa da Claude Reiss, tossicologo molecolare che ha lavorato per anni al Consiglio nazionale per la ricerca francese (di cui è stato direttore di ricerca), secondo il quale una specie esposta a un agente chimico, reagendo in un modo specifico che è frutto del suo patrimonio genetico, non può essere ritenuta un modello affidabile nei confronti di un’altra specie (Topo non mi fido di te). Evidenza che spinge sempre più scienziati a bollare i test sulle cavie non solo come cruenti, ma anche come antieconomici e poco affidabili.

In questo contesto, dunque, anche la tossicogenomica non sembra ormai la sola strada da percorrere e, affianco ad essa, cominciano a diversificarsi nuovi percorsi di ricerca. Tra ultime sperimentazioni alternative prodotte dalla scienza si segnalano, così, biochip in grado di rivelare la tossicità dei composti su vari organi del corpo umano (Biochip anti-cavia) e dei gel speciali capaci di simulare il sistema vascolare su scala cellulare (Il gel che fa crescere i tessuti).

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