I coloranti che avvelenano i bambini

Merendine e bevande sotto accusa: gli additivi rendono i piccoli iperattivi
Marco Zatterin
Fonte: lastampa.it - 07 novembre 2007

Tartrazina E102, giallo per alimenti, fuorilegge in Norvegia e Austria. Azorubina E122, rosso per alimenti, vietato in Svezia, Stati Uniti e Giappone. coloranti alimentari Giallo di Chinolina, E104, bandito in America e Australia, grosso modo come l'E110 e l'E124. Fra tutti i coloranti che affollano dolci, gelati, marmellate industriali, tortine alla frutta e merendine varie, si salva apparentemente solo il sodio benzoto, in arte E211, che fa frizzare alcune bibite gassate. Gli altri, legali dalle nostre parti, sono tutti sotto inchiesta dopo una denuncia dell'Agenzia per la sicurezza alimentare britannica (Fsa) che li giudica pericolosi tanto che l'omologa Authority Ue ha avviato i suoi accertamenti. Il sospetto è grave: certi additivi artificiali potrebbero favorire l'iperattività dei bambini.

A riaprire una polemica vecchia di oltre trent'anni è la rivista scientifica inglese «Lancet», che nel numero in edicola ieri ha pubblicato uno studio sugli additivi alimentari effettuato dall'Università di Southampton per conto della Fsa. Gli esperti hanno studiato per diverse settimane il comportamento di alcuni ragazzi a cui è stato somministrata una soluzione contenente acido benzoico, uno dei principali agenti anti-microbiotici usato in cibi e bevande. Ne hanno tratto la convinzione che il consumo di questa sostanza genera una più intensa iperattività del minore, con la conseguenza di cali di attenzione e impulsività che influenzano in maniera negativa anche la capacità di apprendimento dei più piccini.

Questa sindrome particolare, è il parere degli scienziati, si accompagna con frequenza ad un aumento dell'aggressività e a comportamenti antisociali. Secondo il professor Jim Stevenson, che ha condotto il progetto a Southampton, gli effetti causati dagli additivi alimentari possono essere riscontrati già a un'età tra i tre e otto anni. «Lancet» scrive che, stando alle statistiche ufficiali, il 2,5% cento dei bambini britannici soffre di quello che i medici definiscono disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adha). Le stime internazionali rivelano una situazione più allarmante con un riscontro tra il 5 e il 10%, a cui si arriva per colpa del consumo di merendine, caramelle e bibite.

L'argomento è dibattuto dagli Anni Settanta e alcune multinazionali alimentari si sono autoregolate. La Nestlè, ad esempio, ha eliminato ogni additivo artificiale dagli Smarties. La catena britannica Sainsbury's sta invece rivedendo la composizione di oltre 12 mila articoli della linea per bambini, per assicurare che succhi e tortine non facciano male a chi li ingerisce. Due casi virtuosi in un'industria che fa un uso smodato dei vari «classe E» con benefici evidenti: i derivati dell'acido benzoico consentono di tenere una bibita sugli scaffali dei supermercati per un periodo sino a due anni.

Per questo l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare sta conducendo una nuova valutazione su tutti gli additivi autorizzati per assicurarsi che i livelli di sicurezza siano ancora validi, alla luce delle nuove scoperte scientifiche. Alla fine di questo lavoro, che richiederà parecchi mesi, spetterà all'esecutivo comunitario decidere se intervenire a modificare le regole della colorazione alimentare. Nell'attesa conviene ascoltare gli esperti che invitano i consumatori a fare leva sul buon senso e ricordano tutto ciò che ha un colore innaturale o troppo luminoso è candidato ad essere zuppo di additivi di classe E, in particolare se si tratta di prodotti a basso costo. Come dire «chi li conosce li evita».

Lo studio in breve
L'esperimento consisteva nel somministrare ai bambini, tra i tre e dieci anni, tre bevande, una con un forte contenuto di coloranti e conservanti (A), una con il contenuto medio delle bibite in commercio (B), e una placebo, quindi a tasso zero (A).
I test sull'iperattività sono stati effettuati prima e dopo l'assunzione, e i risultati hanno dimostrato un chiaro legame tra la bibita A e l'iperattività dei bambini, sebbene con forti variazioni tra soggetto e soggetto.

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