Vegetarian-chic, l'etica salutista diventa godereccia

Coniugano insalate e tormentoni modaioli. Detestano le pellicce vere, indossano fibre naturali e scarpe di satin. Bevono champagne, inventano menu da guida Michelin. Viaggio tra le avanguardie che coniugano benessere e glamour
Mariella Boerci
Fonte: Panorama - 19 dicembre 2002

C'è chi diluisce le tensioni della politica tuffandosi nelle creme di orzo e nei minestroni di farro della nonna (con qualche strappo per il pesce, raccontano gli amici), come Claudio Martini, presidente diessino della Regione Toscana.
C'è chi invece ha rinunciato a cappuccino e brioche e inizia la sua giornata con cavolfiore e cicoria centrifugati, come la giornalista Monica Setta: «Questioni di salute» spiega lei. Ma c'è anche chi sfoggia un glamour degno delle pagine di Vogue indossando solo capi e accessori ecologici, dalle sontuose scarpe in non-pelle di Stella McCartney o di Prada alle borse vintage in canvas di Vuitton. Come Lilly Ercole, sofisticata lady piemontese dei sottaceti appena rilanciati dal principesco spot di Emanuele Filiberto, che ama presentarsi agli amici offrendo golosi cesti di frutta biologica anziché i soliti mazzi di fiori.
Sono i vegetariani chic del nuovo millennio. Una tribù emergente lontana anni luce dai vegetariani tradizionali che l'hanno preceduta. Uomini e donne guidati dall'etica e dal salutismo e non più, come in passato, dalle ideologie politiche. Che sanno unire glamour e benessere, verdure e fashion, amore per gli animali e stile, ma, soprattutto, principi ed eccezioni. Adepti del salutismo verde che però capitolano di tanto in tanto, e senza sensi di colpa, di fronte a un branzino al sale (il ministro della Salute Gerolamo Sirchia), un tacchino alle castagne (Claudia Buccellati, della famosa dinastia di orafi), e perfino una bistecca (il designer Philippe Starck, ma soltanto durante lunghe trasferte aeree) o una pelliccia (la neoparlamentare Gabriella Carlucci e la top Valeria Mazza).
«Lo chic non è mai integralista» osserva del resto il sociologo Enrico Finzi, direttore dell'Astra Demoskopea, istituto di ricerca che registra le nuove tendenze sociali del Paese. E cambia le abitudini alimentari (in un anno le vendite di verdura e di frutta sono aumentate, mediamente, del 15 per cento in Italia e Germania e del 20 in Francia e Gran Bretagna), ma anche gli stili di vita di migliaia di persone. La colazione d'affari, per esempio, a Milano è politically correct se si prenota al Joia (il primo ristorante vegetariano che si fregia delle stelle Michelin), dove non è difficile pranzare a fianco della riservatissima moglie del premier, Veronica Berlusconi, o dell'ex ministro della Sanità Umberto Veronesi (riquadro a pagina 317). E si adeguano al nuovo bon ton vegetariano anche le feste della moda (fragole e champagne a gogò per il party dello stilista Roberto Cavalli in onore di Madonna e Lenny Kravitz) e gli inviti dei salotti d'avanguardia. Come quello di Claudia Buccellati. Dove la sofisticata e magrissima signora (che indossa solo abiti in fibre e colori naturali e si definisce vegetariana-soft) accoglie ministri e amici con menu eseguiti utilizzando esclusivamente i prodotti della sua azienda agricola: verdure, ma anche uova, formaggi e frutta. Compresi i mandarini cinesi di cui è ghiotta e che serve, saltati al burro chiarificato, come insolito contorno. Senza farsi mancare i vini di pregio, dai grandi Brunelli al Crystal d'annata, né le sontuose posate di famiglia (d'argento anche in cucina e nella casa di campagna) perché, per lei, «alimentarsi, in fondo, è un fatto di equilibrio estetico, oltre che salutistico».
Vegetariano-chic fa tendenza anche in azienda. Al punto che un colosso mondiale del petrolio come la Q8 propone come strenna natalizia Energia verde 2003, il libro della casa dedicato alla cucina vegetariana.
«Ci sembrava giusto dare un sano contributo al funzionamento di quella che è l'unica macchina perfetta al mondo, il corpo, giocando fra benzina e cibo. Verde, appunto» sottolinea Giorgio Tagliacarne, coordinatore advertising della società. Uno che non considera il vegeteriano «una moda ma un modo di vivere».
Proprio come Nerio Alessandri, leader della Technogym e guru del wellness, che ha dotato corridoi e reception dell'azienda cesenate di grandi cesti pieni di frutta «spezzafame» (diversa secondo la stagione: adesso sono mele) cui tutti i dipendenti possono attingere nel corso della giornata.

Menu per feste bio
Menu verde di Natale

Decor: il leitmotiv nei piatti è la stella, i bicchieri saranno a calice con foglie d'oro. Tovaglia in organza e seta color avorio.
Aperitivo: lo champagne Krug accompagna stelline tiepide di pasta sfoglia, mousse
di ceci, di cetrioli, di formaggio alle erbe dell'orto, caviale di melanzane.
Pranzo: Insalata di avocado e gamberoni allo zenzero con pane ai cereali tagliato a stella, involtini di salmone ai capperi e pomodorini su fonduta di zucchine all'aceto aromatico. Contorno di stelline di patate e zucca al vapore e mandarini cinesi al burro chiarificato. Dolci: stelle tiepide di panettone con crema di mascarpone e fonduta di cioccolato amaro al profumo di zenzero. Paste a forma di stella ricoperti di glassa.
Bio menu di Capodanno
Decor: tovaglia in seta e organza in due toni di blu, piatti in porcellana avorio con bordo oro, bicchieri a calice in vetro di Murano.
Aperitivo: lo champagne Philipponat accompagna le frittelline di ricotta e pinoli, terrina di formaggi fusi con miele, noci e melagrana, spiedino di S. Silvestro con verdure e scamorza gratinata su fiori di polenta alla griglia.
Cena: tortelloni di ricotta con scaglie di tartufo nero di Norcia, saccottino di crêpes con asparagi e fiori di zucca, fantasia di carciofi dorati in salsa remoulade, tricorno di funghi porcini in millefoglie croccante con lenticchie in umido. Dolci regionali tipici con fonduta di cioccolato caldo.
Frutta secca

Ma ha pensato anche a un'area pranzo-cucina per gli ospiti di passaggio, con un cuoco che prepara e serve pasti light a base soprattutto di verdure (insalate e centrifugati) ma anche carboidrati e proteine nelle proporzioni suggerite dalla moderna dietologia (40-30-30).

Segno dei tempi e delle abitudini che cambiano e che pongono la piccola città romagnola sullo stesso piano di Parigi. Dove anche l'Archon group France, società di intermediazione immobiliare, ha iniziato a mettere grandi cesti colmi di frutta fresca a disposizione dei suoi 300 dipendenti diventando così l'azienda più di tendenza di tutta la Francia. Dove è di gran moda il frigorifero completamente trasparente di Philippe Starck, che, anche chiuso, dichiara il suo contenuto. Perché vegetariano è chic e ancora di più è non nasconderlo.
Disquisire nei salotti (di sinistra, a destra è meno amato) di aglio orsino, rilanciato oltralpe dai cuochi vegetariani a tre stelle, come il tedesco Dietrich Müller o il monegasco Frank Cerutti.
Inneggiare, come Philippe Starck, a verdure povere come cavolfiore e scorzonera, «miracoloso antidoto», assicura lui, «ai postumi di serate troppo alcoliche». Conoscere a memoria il numero di telefono (001-888-7272284) per ordinare il Kaviar, un caviale vegetariano ricavato dalla soia che è diventato il massimo dello chic tra i trendesetter salutisti di Manhattan, a cominciare da Cameron Diaz.
A ciascuno la sua mania vegetariana, insomma. Dalla zuppa di cetriolo di Melanie Griffith all'insalata al succo di mele e fragola per cui Julia Roberts fa follie. Ma anche la consapevolezza che ognuno è quello che mangia e che non è facile, né obbligatorio, seguire alla lettera un regime vegetariano. Confessa la sua conversione Penelope Cruz, dopo tre anni di stretta osservanza verde: «A convincermi al grande passo è stata la mancanza di vitamine». O forse Tom Cruise, il suo attuale compagno. «In un ristorante di Madrid, una sera ho mangiato uova e patate. E la sera dopo la carne. Da lì non ho smesso più. Come mi sento? Meglio. Ma più aggressiva e forse con minore capacità di concentrazione».
Intanto arriva da Londra la notizia di una feroce lite vegetariana tra Stella McCartney e Madonna.
Dopo aver incontrato la rockstar in pelliccia, la figlia dell'ex Beatle ha tagliato i ponti con l'amica: «Sono stufa dell'ipocrisia dello show business. Avere a cuore il destino degli animali, per me è un credo profondo, istillatomi da mia madre. Mentre per Madonna è, evidentemente, solo un'altra etichetta da sbandierare. Mi auguro che sparisca dalla faccia della Terra!». Alla faccia del vega-chic.

«La carne non è una necessità»
L'oncologo Umberto Veronesi spiega perché è vegetariano convinto da più di vent'anni

L'uomo immagine della lotta contro il cancro, l'oncologo più famoso del mondo ed ex ministro della Sanità, Umberto Veronesi, è un vegetariano convinto da oltre vent'anni. Per ragioni etico-filosofiche, innanzi tutto:
«Sono contrario a infliggere sofferenza agli animali. Tutti, non soltanto il cane o il gatto di casa: per me, un filetto non è semplicemente un filetto, ma è parte di un animale da accarezzare, da amare. Ma anche uccidere un insetto è una cosa sgradevole ed ecologicamente scorretta».

Veronesi, che adora «mangiare piatti di pasta» e nutrirsi con «tanta frutta e verdure», non parte dunque da motivazioni mediche o salutistiche. Ma ci arriva:
«La carne non solo non è una necessità biologica per l'uomo, ma veicola nell'organismo molti agenti inquinanti presenti nell'ambiente ed è ricca di grassi che sono pericolosi per la salute (il tumore intestinale è legato al suo consumo). Mentre un'alimentazione vegetariana variata e abbondante è protettiva per la salute e produce benefici importanti: rispetto alle popolazioni carnivore, infatti, tutte le popolazioni vegetariane, comprese certe sette religiose che si nutrono solo di frutta e verdure come, per esempio, gli avventisti del settimo giorno, presentano una più bassa incidenza di tumori».

Umberto Veronesi consiglia la dieta vegetariana anche per i più piccoli: «L'istinto metabolico dei bambini è infatti orientato in questa direzione: non a caso preferiscono latte, pasta, dolci, cioccolato e odiano la carne».

E i suoi numerosi figli sono tutti vegetariani? «Tendenzialmente sono tutti orientati al vegetarianismo. Per loro scelta: io non ho mai imposto nulla».

 

 

 

Note

http://www.panorama.it/societa/moda/articolo/ix1-A020001016854

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