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Una mostra svela i tesori dell’orto

Da semplice contorno a piatto principale, gli ortaggi hanno conquistato un ruolo sempre più importante sulla nostra tavola. Perché fanno bene e sono buoni. In Trentino ortaggi protagonisti, dal 23 settembre, della 36^ Mostra mercato della Val di Gresta
EP - redazione

Bambina fiori zucca Importanti per la riuscita di molte ricette, fondamentali nella dieta di ogni giorno, gli ortaggi sono sempre più protagonisti sulle nostre tavole. Meglio se provenienti da coltivazioni biologiche, in grado di garantire la conservazione del sapore e di tutte le qualità.
Agli ortaggi e alle coltivazioni biologiche e integrate è dedicata la Mostra mercato della Val di Gresta, giunta quest’anno alla 36^ edizione, che dal 23 settembre proporrà un intenso programma di appuntamenti per il fine settimana di grandi e bambini.
Il programma prevede, fino all’1 ottobre, anche l’esposizione e la vendita dei prodotti tipici, la fiera dei prodotti biologici e la visita al Consorzio Ortofrutticolo Val di Gresta, durante la quale sarà possibile vedere non solo come i prodotti vengono conferiti e lavorati, ma anche la macchina della cosiddetta quarta gamma, cioè quella che lava, taglia e confeziona gli ortaggi rendendoli “pronti per l’uso”.
La manifestazione proseguirà nei fine settimana di ottobre, proponendo itinerari e eventi che permettono al viaggiatore, al turista più sensibile al richiamo della qualità del prodotto e del rispetto dell’ambiente, di scoprire realtà poco conosciute e acquisire la consapevolezza della ricchezza di questi luoghi.

 

Che cavolo!

Sentirsi dire “testa di cavolo” non fa certo piacere, “non valere un cavolo” è uno svilimento, chi “mangia il cavolo a merenda” fa una cosa inopportuna e una “cavolata” è una grande balordaggine. Nel linguaggio popolare, il cavolo non gode di buona reputazione, ma l’umile Brassica oleracea, come la chiamano i botanici, può essere un ottimo alleato nella prevenzione al cancro, oltre a vantare una documentata azione antiulcera.
Per la vastità delle sue indicazioni terapeutiche e per l’efficacia della sua azione, il cavolo è degno di far parte del gruppo di verdure-piante medicinali di maggiore utilità terapeutica. Nell’antica Roma si riteneva che avesse il potere di scacciare la malinconia e la tristezza e Catone attribuiva la proverbiale salute di ferro dei Romani alla grande quantità di cavoli che caratterizzava la loro dieta.
Molti studi sono stati compiuti per analizzare le reali qualità di questo ortaggio e oggi non ci sono dubbi sulle sue spiccate proprietà antinfiammatorie, cicatrizzanti e depurative. Dall’uso quotidiano di cavolo crudo o del suo succo, anche per uso esterno, possono trarre beneficio varie malattie e disfunzioni come, ad esempio, acne, ascessi, artrosi e artriti, infiammazioni delle vie aeree e coliti.
Il passato del cavolo non è però solo terapeutico. Questo ortaggio ha, infatti, alle spalle anche un’interessante storia artistica; lo stesso Vincent van Gogh eseguì nel 1881, ventottenne allievo di Anton Mauve, una “Natura morta con cavolo”.

 

 

La carrozza di Cenerentola

Dal punto di vista botanico, le zucche sono bacche decisamente grandi. In America possono raggiungere i sei quintali di peso, ma anche nei nostri orti sorprendono con la loro esuberante crescita: nessun’altra piante produce in poco tempo un fogliame così ricco e abbondante. Non c’è quindi da meravigliarsi che le zucche siano state collegate fin dall’antichità a riti di fertilità. In Cina, dove le Cucurbite sono considerate “l’imperatore dell’orto”, alle donne sposate senza prole si usava far mangiare tanta polpa e semi di zucca perché mettessero al mondo un figlio.
Credenze popolari a parte, le zucche sono note per le loro virtù terapeutiche: la polpa di zucca, composta al 90% di acqua, ha pochissime calorie, mentre contiene le vitamine A, B, C ed E, molto potassio e carotene. È rinfrescante e disintossicante, diuretica, sedativa e protettiva nei confronti delle cellule. Lo zinco e il selenio racchiusi nei semi combattono invece la depressione e migliorano l’umore.

 

 

E fu subito birra

L’orzo era conosciuto fin dai tempi più antichi dell’umanità. A Babilonia, nelle osterie del mercato, venivano vendute le spumeggianti bevande a base di orzo fermentato. Nell’antico Egitto i faraoni si vantavano di produrre orzo e birra. Grandi mangiatori di orzo erano poi gli antichi Greci che lo ritenevano una fonte preziosa di forza fisica e chiarezza mentale, per cui era il grano preferito da guerrieri e filosofi.
Quarto cereale per importanza al mondo dopo frumento, riso e mais, l’orzo presenta anche notevoli pregi per la salute. Contiene potassio, fosforo, calcio, silice, magnesio e alcune vitamine del complesso B. E’ quindi adatto ai convalescenti, rinfrescante e antinfiammatorio e la mucillaggine che si forma durante la cottura è benefica per le infiammazioni intestinali.

 

 

Un gambo di sedano e una carota

Le virtù terapeutiche del sedano, confermate da moderne ricerche mediche, erano conosciute già ai tempi degli antichi Greci. Questo ortaggio, infatti, è antireumatico, diuretico, ipotensivo, antiastenico, antisettico, stimola la funzione digestiva e la secrezione biliare. I suoi olii essenziali, inoltre, calmano il sistema nervoso, mentre il succo di sedano, per l’elevato tasso di vitamina E, risulta equilibrante delle funzioni sessuali.
E la carota non è da meno. Il carotene contenuto nella carota, infatti, viene trasformato dal corpo umano in vitamina A, importante non solo per la vista e la pelle, ma anche, grazie al suo effetto antiossidante, per rafforzare il sistema immunitario e per porre barriere contro i tumori.

 

Note

Per informazioni e prenotazioni:
Comitato Mostra Mercato Val di Gresta
Tel. 0464-802915
Email mail@valdigresta.info
Sito www.valdigresta.info

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