E se diventassimo vegetariani?

È passata alla Camera la legge che punisce chi maltratta, uccide, abbandona gli animali, o li usa per i combattimenti. Ma la protezione deve raggiungere anche tutti quelli che alleviamo per nutrirci, oggi esposti a sofferenze in nome del profitto. Senza regole.
Franca Zambonini
Fonte: Famiglia Cristiana - 26 gennaio 2003

Non è vero che il mondo va sempre peggio. Qualche volta va un po’ meglio. Così mi sento di dire alla notizia che la Camera ha votato all’unanimità il testo di una legge di riforma del Codice penale che, con il titolo specifico "Delitti contro gli animali", punisce i maltrattamenti, le uccisioni, gli abbandoni, i combattimenti degli animali. Essa prevede forti multe, fino a centomila euro, e nei casi estremi anche la galera fino a quattro anni. La Lav, Lega antivivisezione, che l’anno scorso ha elaborato la proposta poi confluita nel testo approvato, la definisce una "legge storica".
Grazie, cari deputati. Spero che pure i vostri colleghi al Senato voteranno come voi, in fretta e tutti d’accordo. Perché un mondo migliore per gli animali è anche un mondo migliore per gli uomini. La protezione di tutti gli esseri appartiene alla nostra umanità. Come va ripetendo Danilo Mainardi, studioso del comportamento delle creature senza voce: «Le scelte esercitate contro gli animali sono anche scelte contro di noi».
Che io sappia, c’è un solo Paese al mondo che abbia scritto nella Costituzione la "compassione" per ogni vivente, ed è, paradossalmente, l’India. E qui si intromette il tema delle sofferenze inflitte agli animali non per imbecillità o cattiveria, ma per profitto e senza infrangere la legge. Quante ne ha passate il vitello prima di arrivarci a fettine nel piatto? Come è stato allevato il pollo che mettiamo in forno?
Gli animalisti denunciano la crudeltà degli allevamenti in batteria; le disinvolture della zootecnia intensiva; la disumanità del trasporto di povere bestie ammassate per giorni nelle navi o sui camion. Esiste una Dichiarazione dei diritti degli animali, varata dall’Unesco nel 1978. Ma è rimasta un elenco di princìpi scritti sulla carta e non nelle leggi.
Un esempio, che trovo nel libro di Marinella Correggia Addio alle carni, edito dalla Lav. Per i polli e altri volatili, vanno rispettati alcuni spazi minimi solo se si vuole mettere un’etichetta sulla carne. Così l’etichetta: "estensivo al coperto" richiede una densità misera: 12 polli per metro quadrato. Il marchio "aria aperta" non esiste. Non va meglio alle galline ovaiole: "allevate in voliera" significa che si stringono in 25 su un solo metro quadrato; mentre le "allevate a terra" si contentano di starci in 9. Ma l’allevatore che non ci tiene a mettere l’etichetta perché nessuna legge lo obbliga, può fare come vuole. Non ci sono regole di spazi né per le mucche da latte, né per i vitelloni da ingrasso, e figurarsi per i conigli, le pecore o i pesci da allevamento...
Questa, che Marinella Correggia definisce «zootecnia pazza», finirà prima o poi, ma intanto provoca tante sofferenze. Ha scritto Gandhi: «Il progresso spirituale ci porterà a smettere di uccidere altre creature per i nostri bisogni materiali». Era un vegetariano anche Albert Einstein, che ha detto: «Nulla sarà più benefico per la salute umana, e aumenterà la sopravvivenza della Terra, dell’evoluzione verso una dieta vegetariana».
Da carnivori a vegetariani, la scelta è personale. Può avere un risvolto etico. Ma anche seguire una moda, o i consigli di nutrizionisti un po’ imprudenti. Se ne può discutere. Intanto possiamo chiedere nuove leggi, capaci di frenare le sevizie contro il mondo animale commesse in forme del tutto lecite (finora).

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