sperimentazione e vivisezione

Vivisettori o sperimentatori?

Una delle tematiche più sentite all'interno del mondo animalista è sicuramente quella della vivisezione. Tra le moltissime questioni che dividono gli oppositori alla vivisezione da chi la pratica, ce n'è una anche terminologica che ritengo non di secondaria importanza.
22 maggio 2006 - Stefano Cagno

Gli animalisti definiscono vivisezione tutti gli esperimenti sugli animali, mentre chi compie questo tipo di ricerche afferma di praticare sperimentazione sugli animali. Anzi, questi ultimi si sentono spesso offesi da quanti li apostrofano come vivisettori, ritenendo questo un termine dispregiativo che male si adatta alla loro "nobile" arte di uccidere gli animali per il "progresso della scienza". Credo quindi sia utile fare chiarezza una volta per tutte, sia da un punto di vista scientifico che etico.

Partiamo dall'aspetto etico. I ricercatori ritengono che gli animalisti sbaglino quando parlano di vivisezione per tutti gli esprimenti sugli animali, poiché ritengono che questo termine debba essere impiegato solo per quegli esperimenti in cui l'animale viene "sezionato da vivo", ossia danno al termine stesso un significato strettamente etimologico. Accusano inoltre gli animalisti di usare il termine vivisezione proprio per puntare sugli aspetti emotivi, poiché la gente identifica questo termine con gli esperimenti crudeli, in cui l'animale soffre e, secondo loro, ciò avviene in un numero limitatissimo di casi. Infatti, sempre si usa l'anestesia durante gli interventi chirurgici e per tutti gli altri casi non è possibile quindi usare il termine vivisezione. Ma tutto ciò è proprio vero?

Consideriamo ora gli esperimenti, per poi tornare in maniera più ampia alla vita dell'animale da laboratorio. Per farmi capire meglio comincio con due esempi.
Immaginiamo di prendere un cane, anestetizzarlo, compiere su di lui un intervento chirurgico sperimentale e prima che si svegli sopprimerlo. In questo caso nessuno mi può negare il permesso di parlare di vivisezione, poiché l'animale è stato effettivamente "sezionato da vivo". Tuttavia è impossibile affermare che abbia sofferto, ma solo che lo abbiamo ucciso per un tipo di ricerca che alcuni criticano anche sul piano scientifico.
Ora passiamo a un altro esempio, citando una sperimentazione che è stata veramente compiuta. Prendiamo due gabbie, nella prima mettiamo una scimmia affamata, nella seconda, il cui pavimento è elettrificato, mettiamo un'altra scimmia. Quando diamo il cibo alla prima scimmia e questa, ovviamente, mangia poiché affamata, la seconda scimmia subisce una scarica elettrica attraverso il fondo della gabbia in cui si trova. Pensiamo di ripetere questo esperimento più volte con diverse coppie di scimmie. Alla fine alcune scimmie si lasciano morire di fame quando si rendono conto che dal loro mangiare deriva sofferenza per altre scimmie. In questo caso nessun animale è stato "sezionato da vivo", nessun ricercatore ha usato il bisturi e quindi, secondo chi ha compiuto questo tipo di ricerche, bisognerebbe parlare di sperimentazione animale e non di vivisezione. Tuttavia questo esperimento è molto più crudele e doloroso del primo che ho descritto, pertanto è impossibile sul piano etico distinguere le ricerche sugli animali tenendo conto del solo parametro "seziono da vivo" o "non seziono da vivo".
La sofferenza più o meno accentuata degli animali da laboratorio non è valutabile in questa maniera.

Ora tentiamo di valutare in termini di sofferenza la vita di questi animali da laboratorio. Quasi sempre nascono in allevamenti appositi, nei quali conducono una vita che può essere definita in vari modi, ma certamente non "secondo natura".
Stanno nelle gabbie, spesso non hanno alcun rapporto sociale con altri animali della loro stessa specie, si nutrono come e quando vogliono i ricercatori, a volte sono già stati manipolati geneticamente per sviluppare malformazioni, malfunzionamenti, deformità o malattie. Hanno spazi limitati, non possono vedere la luce naturale del sole, correre su un prato, le loro zampe poggeranno solo e sempre sul pavimento della loro gabbia, saranno soltanto un numero in stanze spesso enormi, dove, se saranno "fortunati", riceveranno qualche rara attenzione o carezza dai pochi addetti ai lavori sensibili, in grado di sopportare quella situazione. E non parliamo dei casi in cui gli animali arrivano da altre fonti, magari dopo avere vissuto in un appartamento. In Italia questo non dovrebbe succedere perché è illegale, ma in tante nazioni, gli USA in primis, è possibile che un animale "di proprietà" termini la sua vita in un laboratorio.
Possiamo dire che questi animali non soffrono nel dover condurre una vita completamente innaturale? C'è qualcuno ancora disposto a credere alle scemenze che diceva Cartesio, ossia che gli animali sono macchine senza sensibilità? Che i lamenti del cane percosso, sono uguali ai ticchettii dell'ingranaggio di un orologio?
Da un punto di vista etico, se i ricercatori ritengono che il termine vivisezione debba essere applicato solo agli esprimenti dove gli animali soffrono, alla luce delle considerazioni appena presentate, posso affermare che tutti gli animali da laboratorio soffrono e quindi tutti gli animali da laboratorio sono sottoposti a vivisezione.

Passiamo ora agli aspetti scientifici. Claude Bernard, un fisiologo dell'inizio dell'ottocento, è stato il primo al mondo che ha teorizzato l'impiego degli animali come colonna portante della ricerca scientifica. Attore teatrale fallito e studente mediocre, Claude Bernard divenne famoso proprio per questa sua idea. Un giorno, non avendo altri cani a disposizione, vivisezionò il suo con il risultato che la moglie divorziò e fondò la prima associazione antivivisezionista. Claude Bernard riteneva che tutti gli esprimenti con gli animali dovessero essere definiti vivisezione, esattamente come la pensano ai giorni nostri gli antivivisezionisti.
Tuttavia oggi anche all'interno della comunità scientifica esistono voci che appoggiano questa tesi.

Il dizionario Merrian Webster, che è utilizzato nelle università americane, ritiene vivisezione "ogni forma di sperimentazione animale, specialmente se provoca sofferenza al soggetto".
Nell'Enciclopedia Americana si legge alla voce vivisezione: "Il termine si applica a ogni tipo di sperimentazione sugli animali, sia che questi vengano sezionati o no".
Anche il professor Pietro Croce, recentemente scomparso, che dopo molti anni di ricerche sugli animali è diventato un convinto antivivisezionista e che di questo argomento sicuramente s'intendeva anche per esperienza personale, ha sempre definito vivisezione ogni esperimento sugli animali.

Alla luce di tutte queste osservazioni mi dispiace offendere la sensibilità, un po' a corrente alternata, delle "anime belle" che utilizzano gli animali nella ricerca, ma io continuo a ritenere che, sia per motivi scientifici, sia per motivi etici, chi utilizza gli animali a scopo di ricerca debba essere chiamato con il termine più corretto di vivisettore.

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